PD: PROTOCOLLO D'INTESA SULLA RIQUALIFICAZIONE DEL PORTO DI TARANTO
Di Carlo Caprino (del 16/11/2009 @ 19:28:45, in Politica, letto 2924 volte)

 

Non c’è dubbio che il Protocollo di Intesa siglato a Roma il 5 Novembre, relativo al risanamento-riqualificazione ambientale e sviluppo infrastrutturale del porto di Taranto, rappresenta, come abbiamo già sottolineato a più voc i, un passo avanti nella direzione del rilancio della portualità ionica e per lo sviluppo più generale della nostra economia. Quindi non è opportuno richiamare i ritardi e le responsabilità registrati finora, per giungere finalmente in sede di governo nazionale allasottoscrizione di questo accordo.

È tempo invece di cominciare a riflettere con puntiglioso rigore e determinazione, sul come e chi si deve adoperare affinché questa intesa venga rispettata, nei tempi previsti e con la esigibilità di tutte le risorse individuate. Abbiamo già avuto modo di dire che tutto ciò è opportuno che venga affrontato in sede prefettizia, entro il 5 Dicembre, alla presenza delle istituzioni locali, dell’Autorità Portuale, della TCT, etc., al fine di definire gli impegni operativi di ognuno, anche per superare gli ostacoli che impedirebbero al porto di Taranto di esprimere tutta la sua potenzialità HUB nello scenario competitivo dei traffici internazionali. Insomma deve cominciare così, una fase nuova, ricca di operatività, di dialogo e confronto costruttivo, anche finalizzato a gestire la transizione, non in maniera traumatica come intende fare la TCT, con il ricorso alla mobilità di 220 lavoratori diretti e conseguenti ricadute sui terzi.

E allora, intanto una serie di problemi vanno affrontati e risolti, contestualmente alla elaborazione della progettazione prevista dal protocollo. Ci riferiamo ad esempio al rispetto di quanto previsto nell’atto di concessione a TCT e più specificamente al progetto operativo (allegato all’atto), nel quale sono elencati al punto 2.2, “Lavori da effettuare a carico del Concedente” e al punto 2.3, “Lavori da effettuare a carico del Concessionario”. A questo proposito, particolare attenzione va dedicata al punto 2.2.4.5, che recita “Si raccomanda di estendere in maniera adeguata la diga frangiflutti, al fine di assicurare adeguato riparo alle navi attraccate alla banchina”, e al punto 2.2.4.6 che dice “Eseguire il dragaggio per l’area dedicata alle navi in manovra e per il canale di navigazione, allo scopo di assicurare che la profondità non sia inferiore ai 15 mt. Diventa scontato ribadire che, se l’Autorità Portuale non provvede a realizzare dighe adeguate, si corre il rischio di essere in balia del vento, nel senso che, quando il vento raggiunge i 72 km/ora, non si può proprio lavorare, ma anche con 50 km/ora, le conseguenti risacche, non permettono la stabilità delle navi attraccate, e quindi, ancora non si può lavorare. Tutto ciò produce inaffidabilità nel rispetto dei termini di consegna, oltre ai danni economici derivanti dai ritardi che le navi accumulano, perché non riescono a giungere in tempo nel canale di Suez, dove agganciare il convoglio per proseguire per l’estremo oriente.

L’altro problema da risolvere conclusivamente è quello relativo alla delocalizzazione delle rinfuse in un’area più idonea. Ed infine, occorre provvedere a chiudere la storia infinita dell’approvvigionamento dell’acqua potabile, pena, non solo della credibilità di un porto HUB, ma anche di una civiltà non garantita da enti ed istituzioni locali. Queste opere vanno realizzate contestualmente sia alla progettazione definitiva del rafforzamento della banchina(a carico di TCT) e sia alla progettazione prevista dal protocollo di Intesa. Insomma, non vorremmo che cominciasse una nuova fase di inadempienze reciproche, caratterizzate da impedimenti incrociati a seguito di una discussione su chi deve cominciare per primo ad operare(se ad esempio la progettazione dei dragaggi deve iniziare dopo che le rinfuse siano state delocalizzate, o dopo che la TCT abbia presentato il progetto esecutivo del rafforzamento della banchina, o dopo che l’Autorità Portuale abbia realizzato quanto previsto dall’atto di concessione, etc.). La contestualità deve diventare la linea guida di un cronoprogramma nel quale ognuno realizza la parte di propria competenza.

Infine ribadiamo la esigenza di sollecitare il governo nazionale a sbloccare al Cipe le risorse FAS a carico della regione Puglia, per completare il quadro degli interventi previsti.

Francesco De Ponzio
Responsabile Provinciale
Dipartimento Programmazione PD

Luciano Santoro
Vice Segretario Provinciale PD


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