PER ANDARE DA GROTTAGLIE DOVE DEVO ANDARE, CON CHE MEZZO CI DEVO ANDARE?
Di Carlo Caprino (del 14/04/2010 @ 08:43:24, in Editoriali, letto 4439 volte)

L’argomento è di quelli buoni per imbastire una notizia anche quando una notizia vera e propria non c’è, un po’ come le diete prima dell’estate, il tormentone musicale che manca, le valanghe assassine o il cane buono e generoso. Si tratta della questione tanto discussa e poco risolta della destinazione d’uso dell’aeroporto “Marcello Arlotta” di Grottaglie, che alcuni vorrebbero scalo per voli civili, altri pensano a terminal cargo, altri ancora utilizzano per i collegamenti “una tantum” con la casa madre americana.

Sull’argomento – c’è da giurarlo – si verseranno nei mesi a venire fiumi di parole, come e peggio del brano che vinse il festival di Sanremo nel 1997 ad opera dei mai troppo dimenticati Jalisse, complice e stimolo la campagna elettorale che deciderà l’anno prossimo sindaco e giunta comunale della città delle ceramiche.



Che l’aeroporto grottagliese abbia avuto e possa avere potenzialmente grandi possibilità è cosa nota, e la situazione, per chi voglia rinfrescarsi la memoria, è stata ottimamente descritta da Enrico Carassi in un articolo di qualche mese fa (AEROPORTO DI GROTTAGLIE: 10 ANNI FA I VOLI CIVILI, 933 AEROMOBILI TRASPORTARONO 51.693 PASSEGGERI).  Ad oggi è impossibile non rilevare che con due aeroporti praticamente vicini, di cui uno a neanche 50 km di distanza e con un trend di crescita in netto aumento, che le chance per l’Arlotta di ospitare voli civili di linea sono praticamente inesistenti. Non si tratta solo del veto (legittimo, dal loro punto di vista) posto appunto dagli aeroporti di Bari e Brindisi, o della neghittosità dolosa o colposa dei nostri amministratori (che pure non sono certo esenti da colpe, se non in vigilando, quanto meno “in eligendo”) ma anche del fatto che oramai gli orari e le destinazioni più appetibili e remunerative sono oramai occupate, e che quelle rimaste non garantiscono (come in passato non hanno garantito) la remuneratività delle tratte.

Checché se ne dica, arrivare a Milano o a Roma alle 11,30 di mattina o partire alle 16,30 non è il massimo della convenienza, almeno per chi vola per affari, e altrettanto poco conveniente è volare da e verso destinazioni “alternative” come Bergamo o Perugia. Ma se si volesse fare gli avvocati del diavolo ci si potrebbe chiedere: ma a Grottaglie questo aeroporto serve così tanto? Oppure è uno specchietto per le allodole da agitare al momento opportuno per distrarre da altri problemi?



Grottaglie ha una ubicazione geografica che da secoli la rende un cardine ideale per le comunicazioni nel Salento; le vie che portano da e per Taranto, Brindisi, Lecce passano dalla città delle ceramiche, che quindi potrebbe ben sfruttare questo sua caratteristica nodale, soprattutto per il traffico turistico. Per ottenere ciò, più e meglio di un aeroporto (che pure non guasterebbe, ovviamente) servirebbe che le comunicazioni terrestri fossero meglio organizzate, ovvero che treni e bus di linea assicurassero un servizio più frequente e puntuale. Della stazione ferroviaria, come e più dell’aeroporto, si è detto e si dirà (DEGRADO E ABBANDONO ALLA STAZIONE FERROVIARIA DI GROTTAGLIE) ed i recenti lavori di restyling, se pur meritori, non possono certo dirsi sufficienti.

La maggior parte dei viaggiatori da e per Grottaglie saranno qualche decina al giorno, nella maggior parte studenti e lavoratori che raggiungono scuole, uffici e fabbriche la mattina e tornano il pomeriggio. I pochi viaggiatori a lunga percorrenza devono affrontare indicazioni stradali praticamente inesistenti (provate a far raggiungere la stazione a chi non conosca la strada, senza chiedere a qualche passante), branchi di cani randagi in servizio di piantonamento permanente, zero sale d’aspetto al coperto, zero servizi igienici, zero biglietterie e- last but not least – un’aria d’abbandono che fa temere allo provveduto viaggiatore di essere capitato sul set di un film dell’orrore, in cui da un momento all’altro verrà assalito da un folle assassino.

Non va poi molto meglio per i trasporti su gomma; pare più semplice raggiungere in bus Mantova o Trieste piuttosto che Taranto o Bari, nonostante (o forse a causa...) Grottaglie sia aservita da una mezza dozzina di aziende di trasporto pubbliche e private. Se manchi la clientela perché l’offerta di servizi sia scarsa o se l’offerta sia scarsa perché manca la clientela è un dilemma pari a quello della precedenza di nascita tra uovo e gallina. Di certo città più piccole di Grottaglie, come ad esempio Ostuni, conservano le loro stazioni e le fanno lavorare con tanto di bar, e queste stazioni sono frequentate tutto l’anno nonostante siano distanti diversi chilometri dal centro cittadino. Altrettanto certo è che treno e bus possono (devono?) essere un utile se non fondamentale strumento di promozione ed attrazione di un turismo apparentemente più “popolare”, ma che proprio per questo potrebbe sottrarsi alle mode del momento e offrire la destagionalizzazione tanto invocata.

Le potenzialità ci sono, le esperienze del passato sono un utile punto di partenza per sviluppare lo sviluppo del futuro, ora non resta che sperare che – quale che sia il mezzo scelto – il sistema dei trasporti di Grottaglie si decida finalmente a partire.


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