Il bloggher pietoso fa la notizia verminosa
Di Staff (del 12/10/2007 @ 17:52:15, in Cronache, letto 2056 volte)

In un articolo intitolato “I blogghers “uccideranno” i giornalisti?” pubblicato alla URL http://www.grottaglieinrete.it/dblog/articolo.asp?articolo=319 a firma di Lilli Ch.D'Amicis, c’è un passaggio conclusivo che afferma: “oggi internet sta dando più risultati della tv e dei giornali, il tutto bypassando le nostre penne.

Riflettiamo anche noi, prima che sia molto tardi.

” A mio parere, pur consapevole della necessità di semplificare il discorso, l’affermazione necessita di definire meglio i termini coinvolti, rimanendo al contrario vaga come tutte quelle che contrappongono “classi” sotto il cui ombrello si raggruppa tutto e il contrario di tutto: “extracomunitario” è tanto il marocchino che lo statunitense, ma non lo è più un rumeno; per la BBC non esistono più “terroristi”, ma un militante dell’IRA è un “bombers” mentre un talebano afgano è un “resistant”.

Quindi, per “bloggers” (personalmente evito la “h”, visto il termine anglofono) cosa intendiamo? Il ragazzino appassionato di un gruppo rock o la fanciulla infatuata del divo del cinema che affidano alla rete il loro diario virtuale, ovvero quella che è la origine del fenomeno, dato che “blog” altro non è che una specie di crasi dei termini “web log”, oppure vogliamo riferirci alla evoluzione del fenomeno, il nuovo tipo di comunicazione collettiva in cui sotto un “nom de plume” si esprimono più persone (esemplare il fenomeno “Luther Blisset”, poi evoluto nella “Wu Ming Foundation”), ciascuna con un suo stile magari, ma unite da un obbiettivo comune. In questo caso il blog è uno strumento più agile e veloce del classico sito internet; un blog si organizza in pochi minuti, è gratuito, permette commenti dei lettori, contributi multipli, aggiornamenti praticamente in tempo reale, inserimento di immagini, filmati, tracce sonore, riproduzioni anastatiche di documenti.

Dall’altra parte, abbiamo la categoria dei giornalisti, termine con cui si definivano tanto Mauro Me Mauro o Giuseppe Fava che i pennivendoli che ai MIN.CUL.POP di ieri e di oggi si affidano per la loro pagnotta quotidiana; stesso termine ma direi esempi affatto diversi tra loro. Ora, con la saggezza popolare che contraddistingue l’esperienza degli anziani, mio nonno affermava che “il maestro fa l’attrezzo e l’attrezzo fa il maestro”, ovvero, se si è giornalisti, lo si è in TV, alla radio, sulla carta stampata o sulla Rete, fatto salvo che poi ciascuno si troverà più a suo agio con uno strumento e meno con altri (Indro Montanelli docet, uno per tutti).

Prova di quanto sopra è che non pochi giornalisti o operatori dell’informazione hanno il loro blog, che usano per “tastare il polso” alla gente, per comunicare con la rapidità e la ricchezza di contenuti multimediali che solo la Rete permette. Quindi la risposta è no, i blogger non “uccideranno” i giornalisti, ma potranno viceversa essere stimolo, complemento ed ausilio al loro operato, poiché al giornalista è affidato il diritto/dovere di in-formare, approfondire, fornire fatti distinti dalle opinioni, essere l’occhio, l’orecchio e la voce del suo lettore/ascoltatore.

Ma se invece consideriamo la seconda categoria di giornalisti, i portavoce del potere politico o economico, i plasmatori di menti opinioni e coscienze allora la risposta è si, perché sempre più la Rete permette verifiche incrociate, accesso a documenti archiviati dall’altra parte del globo, net-meeting tra persone mai incontratesi fisicamente, pubblicazione di documenti incensurati e spesso incensurabili. In questo i blogger, novelli Robin Hood svincolati da padroni e padrini, che non campano di inserzioni pubblicitarie e prebende un tanto al rigo, si muovono in maniera efficace ed efficiente, costituendo sempre più una spina nel fianco per chi vorrebbe che il coro cantasse sempre con un unica voce.

Piaccia o meno, il progresso avanza ed a poco serve rimanere ancorati allo scoglio del passato, se non ad attendere l’ondata più forte che renderà obsoleto quello che ieri era attuale.

Cambiano gli strumenti, oggi un giornalista forse avrà in tasca il suo taccuino “moleskine” ma sicuramente userà macchine fotografiche digitali, registrazioni di MP3, telefoni cellulari ed altri ausili tecnologici che non sminuiscono, ed anzi esaltano il suo valore, la sua perizia e la sua credibilità. Ammesso che queste esistano, ovviamente.


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