CILE: COMINCIATE LE OPERAZIONI DI SALVATAGGIO DEI MINATORI INTRAPPOLATI SOTTOTERRA
Di Mariangela Martellotta (del 13/10/2010 @ 05:47:59, in Esteri, letto 4028 volte)

Bien está lo que bien acaba! Un lieto fine per quella che si prevedeva una tragedia. All’ora locale cilena delle 21 (corrispondente alla mezzanotte e mezza qui in Italia) sono cominciate le operazioni di test della capsula. L’estrazione del minatore Florencio Avalos (31 anni) uscito per primo – dato che secondo i soccorritori era dotato di caratteristiche adatte a tale delicata missione di rodaggio – ha avuto termine solo alle ore 3 locali (ore 5:17 in Italia).

Dopo circa 45 minuti, necessari per la preparazione consistente nell’indossare una tuta speciale e un casco con linea diretta e microcamera collegate alla base, Florencio è uscito dalle viscere della terra fra il clamore e la gioia della folla presente. Già intorno alle 6:30 italiane è stato estratto il secondo minatore: Mario Sepulveda di 39 anni. Sono le ore 7:00 qui in Italia quando avviene l’estrazione del terzo minatore: Juam Llanes. Le operazioni proseguiranno per un tempo variabile fra le 24 e le 48 ore fino all’estrazione di tutti i minatori intrappolati. L'ultimo a uscire sarà il capoturno Luis Urzua, 54 anni, considerato il leader del gruppo.

 



Ma facciamo un salto indietro nel tempo. Ve li ricordate i 16 dei 127 minatori cinesi morti nella provincia di Henan dopo l’esplosione di gas ad Agosto di quest’anno? E chi può dimenticare l’esplosione, a Gennaio, in una miniera di carbone del Kemerovo, una regione meridionale della Siberia in cui perirono 78 operai dei 200 che erano al lavoro? E pochi mesi dopo, ricordate sempre in Russia un’altra tragedia: la doppia esplosione nella più grande miniera di carbone del paese, Raspadskaja, nella regione di Kemerovo che costò la vita a 100 persone che per quella notte di straordinario avrebbero avuto diritto al doppio della paga, 500 rubli in più, appena 13 euro?

Sebbene siano trascorsi 54 anni dalla nota tragedia della miniera di carbone di Marcinelle (Belgio) in cui rimasero intrappolati e perirono a 835 metri di profondità, 262 minatori dei quali 136 italiani (di questi 22 erano pugliesi) immigrati per cercare lavoro, ancora oggi la mancanza di lavoro e l’assenza di tutela dei diritti della sicurezza dei lavoratori miete vittime. I 33 uomini (32 cileni più un boliviano) che lavoravano nella miniera San Josè a Copiaco, 830 km a nord di Santiago erano invece miracolosamente vivi. Intrappolati dal 5 Agosto nel cuore della terra a 700 metri di profondità, nel deserto dell'Atacama, uno dei luoghi più aridi del pianeta si pensava che potessero rivedere la luce del sole nel giro di 3-4 mesi o addirittura fino a Natale.

Allestito un campo-base di emergenza è stata subito attivato una sonda per inviare acqua, cibo e medicinali: un vero e proprio «cordone ombelicale» con la superficie, che ha assicurato la vita del gruppo. L'equilibrio psicologico del gruppo è stata la cosa più delicata da mantenere, visti i tempi necessari per riportarli fuori da uno spazio angusto di 50 metri quadrati. Il miracolo dei sopravvissuti è stato festeggiato a Santiago con più entusiasmo di una vittoria della nazionale di calcio. Nella Plaza Italia, centro della città, c'è stata una spontanea manifestazione di solidarietà, mentre sulle tv scorrevano le immagini che facevano vedere i volti dei minatori e le lucine dei loro caschi di protezione ripresi da una mini-camera installata su una sonda.

Sopportando temperature caldissime di giorno e molto basse di notte, 4,5 km dentro alla miniera, con 700 metri di roccia sopra la testa con l'incubo dei previsti 120 giorni di attesa, secondo quanto detto dall'ingegnere che ha guidato il team dei soccorritori Andres Sougarret. Molto è dipeso anche dalle comunicazioni tra la superficie e il gruppo di minatori guidati dal loro leader improvvisato, Mario Gomez, il 63enne autore di un messaggio alla moglie che ha scosso tutto il Cile: «Dai tanti baci ai nostri figli e ai nipoti, dì loro che li amo tanto, che devono stare tranquilli. Saremo felici per sempre, insieme con la nostra famiglia». Dal sito della BBC apprendiamo che la squadra di soccorso include 10 dipendenti dell'impresa mineraria statale, la Codelco, due esperti soccorritori della miniera e tre paramedici. Prima che inizino le operazioni di salvataggio, uno degli esperti potrebbe essere calato nel tunnel con “Phoenix'”, la capsula che riporterà in superficie i minatori, per effettuare un test. I minatori saranno portati in salvo uno alla volta. Per questo, i soccorritori devono fissare un ordine di risalita: prima i più abili, poi i più deboli e infine i più forti.



Secondo il quotidiano cileno La Tercera i primi quattro uomini erano già stati scelti dalle autorità tra i più esperti e psicologicamente forti del gruppo, nel caso di problemi durante le prime operazioni di soccorso. Secondo il racconto del ministro della Salute, Jaime Manalich, poi, i minatori vorrebbero tutti risalire per ultimi, mostrando un grande senso di solidarietà l’uno per l’altro. Durante le operazioni di salvataggio in miniera era presente anche il presidente Sebastian Pinera.

A essere rivestita è solo la prima parte del pozzo (96 metri su una lunghezza totale di 622), nel settore di terreno più friabile, a rischio quindi di eventuali sfaldamenti. Negli ultimi due giorni i minatori hanno seguito una dieta specifica in vista del trasferimento all’interno della capsula e hanno già inviato in superficie i propri oggetti personali. Jorge Galleguillos, uno dei 33, ha inviato in superficie tre stretti tubi di plastici con vestiti e altri ricordi da conservare in futuro. Circolano già i nomi dei soccorritori che, con un coraggiosa prova di bomba, scenderanno nel giacimento per preparare la risalita del gruppo: tra gli altri, il pompiere Eladio Cortes (36 anni), gli infermieri-sommozzatori Patricio Roblero (36) e Roberto Rios (34), gli esperti in sicurezza mineraria Jaime Castro (49) e Juan Diaz (34). La solidarietà dimostrata da diverse nazioni non è comunque passata inosservata e qualsiasi gesto, anche il più piccolo – indipendentemente se mosso o meno da logiche di propagandiamo – è servito a dare coraggio ai sopravvissuti e alle loro famiglie.

Il clamore mediatico per i 33 minatori sicuramente non ha raggiunto i risvolti grotteschi di altri fatti di cronaca più o meno recenti accaduti anche “a casa nostra” e questo certamente depone a favore di una nazione come il Cile che, se pure travolta da mille problemi, ha dimostrato un’umiltà e una fermezza nell’affrontare la questione che le fa onore.

 



Almeno fino ad oggi la convivenza familiari-media ha funzionato. Domenica scorsa ad esempio c’è stata sul luogo dell’evento Marisela, una nota cantante messicano-cilena subito circondata dalle ragazze più giovani tra i familiari che le hanno chiesto autografi. Pare sia imminente anche l'arrivo di Don Felipe, il più popolare presentatore tv di Santiago, mentre ormai da giorni le società telecom presenti hanno d'altro lato rafforzato le comunicazioni telefoniche e di internet, dando addirittura un nome,“fuerza mineros”, al collegamento web di una di queste linee. Se non altro aver rischiato di morire per un salario da fame gli verrà ripagato – giustamente – in altre forme. Un’equa ricompensa insomma.

 

 

Immagine: thehindu.com


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