LA REGIONE PUGLIA HA SEI PROVINCE, MA PARE CHE ESISTANO SOLO BARI E LECCE
Di Carlo Caprino (del 06/11/2010 @ 09:31:53, in Editoriali, letto 2485 volte)

La storia personale di molti di noi e le tante favole ascoltate da bambini, da “Cenerentola” a “Biancaneve” ci insegnano che non sempre tra fratelli e sorelle si vada sempre d’amore e d’accordo. D’altronde, a voler credere alla Bibbia, già Caino ed Abele diedero il via a rapporti parentali non proprio idilliaci e segnati più da litigi e ripicche che da concordia ed armonia.

Stante così le cose, non stupisce che anche territori ed istituzioni che spendono molto tempo e parole a parlare di “sinergia” e “comunione d’intenti”, alla prova dei fatti si muovano in ordine sparso, badando più al proprio vantaggio particolare che a quello comune. Come stupirsi allora che ciò accada anche nelle piccole cose di ogni giorno, in una regione come la Puglia , lunga centinaia di chilometri e composta da sei province che – volenti o nolenti – non sempre dimostrano caratteristiche omogenee? Si batte tanto (troppo?) la grancassa sulle possibilità offerte dal turismo alla economia pugliese; è discutibile l’affermazione che “si potrebbe vivere solo di turismo”, ma certo che questo settore possa offrire un interessante contributo economico ai pugliesi è fuori di dubbio.

 

 

La partecipazione a fiere di settore e una pubblicità organizzata dovrebbe essere incentrata sul propagandare la Puglia come un “brand” unico, che offre nel contempo diverse e variegate possibilità, dal turismo religioso a quello balneare, dall’enogastronomico al paesaggistico-naturale. Ma quando la torta da spartire è poca, i proclami di amicizia e gli accordi di collaborazione vanno in secondo piano e – come si suole dire – “ci tene povere spara”. E’ in questi casi che la provincia ionica sconta drammaticamente la sua incapacità di farsi valere sui tavoli che contano, il suo essere “invisibile” (per propria colpa o dolo altrui) nelle situazioni che fanno la differenza. Ennesimo caso di “discriminazione” (tra virgolette, per carità) lo si rileva nello “speciale viaggi” della edizione online di “Repubblica” dedicato alla Puglia. La presentazione sembra promettere bene: “Un piccolo continente che non stanca mai il viaggiatore Quello proposto da questa guida è un viaggio attraverso le tante realtà del "continente" Puglia, regione che vive, ancora oggi, tra elementi arcaici ricchi di suggestione, tradizioni, creatività e apertura verso l'esterno “.

Ma i nodi vengono presto al pettine, basta andare nella pagina dedicata alla storia; ci sono i menhir del Salento e le Chiese del nord barese, l’immancabile Federico II con Castel del Monte, un’occhiolino a Padre Pio con la grotta di San Michele arcangelo ed i grandi classici di San Nicola a Bari e Lecce, “Firenze del sud”. Poi basta. Niente. Stop. Niente Magna Grecia e Messapia, Brindisi non esiste e Taranto meno che mai. Secoli, millenni di storia vera e viva ignorati, dimenticati, cancellati.

 

 



Certo non si poteva pretendere un tomo enciclopedico ma almeno una citazione la si poteva fare. Ignoranza del redattore o volontà dei poteri forti? Chissà... di fatto, piaccia o non piaccia, non sarà un caso se ad essere citati sono i territori che da un lato hanno oggi esponenti politici attivi ed influenti e dall’altro hanno attivato, oramai da anni, risorse ed energie in una promozione a tutto campo. Taranto e Brindisi rimangono a guardare, sperando forse di contentarsi di qualche briciola caduta dal piatto dei cugini leccesi o baresi,  mentre già si sentono le prove d’orchestra di chi – nelle prossime elezioni – canterà le “magnifiche sorti e progressive” dei territori ingiustamente trascurati e bistrattati. Noi continueremo a sperare nell’arrivo di qualche trasfertista destinato al locale stabilimento dell’Alenia, aspettiamo l’aeroporto e rimaniamo sempre più isolati, mentre altri si saranno fatti conoscere e valere nei posti che contano.


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