IL PREMIO NOBEL AUNG SAN SUU KYI E' LIBERA DOPO SETTE ANNI DI ARRESTI DOMICILIARI
Di Mariangela Martellotta (del 13/11/2010 @ 15:47:55, in Esteri, letto 3972 volte)

"Le schegge di vetro, le più piccole con la forza tagliente e luccicante di difendersi contro le mani che cercano di frantumarle, possono essere indispensabili per chi vuole liberarsi dalla morsa dell'oppressione." (Aung San Suu Kyi)

 

Dopo vent'anni di lotta e di arresti, dei quali ultimi sette anni di reclusione ai domiciliari senza internet, senza televisione e con la corrispondenza controllata, la premio Nobel per la pace birmana Aung San Suu Kyi – leader del movimento non violento – è stata rilasciata. Oggi alcuni ufficiali del governo sono arrivati nella casa di Aung dove ha trascorso gli ultimi 18 mesi della sua detenzione per notificarle la comunicazione del rilascio. La polizia ha spostato le barriere davanti alla casa. E lei è uscita : piccola, esile, ma sempre elegante e composta. Aveva un fiore tra i capelli e restando dietro il cancello, ha salutato la folla in festa per lei e per quello che rappresenta nel paese in cui regna un regime dittatoriale che opprime le libertà personali.

 

 

Lei è sempre stata un punto di riferimento per i suoi sostenitori, per il popolo birmano, nonostante non potesse comunicare con l’esterno, neppure con il figlio che non vede da 10 anni. Rischiava di non essere liberata dato che le era stato dato un ultimatum: o scegliere di continuare a fare politica rimanendo però agli arresti o essere liberata e tacere per sempre ritirandosi dal suo ruolo. Invece oggi ha anche fatto un breve discorso alla folla in tripudio mentre dagli organi di stampa si apprendeva che la sua liberazione è avvenuta per buona condotta. "Aung San Suu Kyi si è comportata bene".

 

Alle TV locali si è detto che la dissidente "ha ottenuto un'amnistia per l'insieme della sua pena". Quindi una liberazione che formalmente non la vorrebbe dichiarare libera per non essere colpevole se non per il fatto di aver portato alla luce del sole le idee del proprio partito politico.

 

Come è successo dopo la liberazione della Betancourt in Colombia dove le FARC la tennero in ostaggio ben 8 anni, anche per Aung San Suu Kyi il plauso delle istituzioni di tutto il mondo non si è fatto attendere e un po’ di commozione non è mancata. Al momento della liberazione Amnesty International ha fatto un appello alla comunità internazione perché non ci si dimentichi degli altri "prigionieri di coscienza".

 

 

In Birmania attualmente sono oltre 2200 i prigionieri politici, condannati sulla base di norme vaghe, utilizzate sovente per criminalizzare il dissenso politico e detenuti in condizioni agghiaccianti, con cibo e servizi igienici inadeguati e senza cure mediche. Molti di essi sono stati torturati nel corso degli interrogatori e subiscono ancora torture da parte del personale penitenziario. Lo stesso è stato sottolineato anche dall'Onu.

 

Navi Pillay, l'Alto commissario per i diritti umani, ha chiesto il rilascio di tutti prigionieri politici e la "liberazione incondizionata" per San Suu Kyi che il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon ha descritto come "un'inspirazione per il mondo".

 

Immagine: wikipedia.org


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