23 NOVEMBRE 1980, ORE 19.34: IL TERREMOTO DELL'IRPINIA. 2194 MORTI, 8848 FERITI, 280.000 SENZATETTO
Di Enrico Carassi (del 23/11/2010 @ 05:34:53, in Italia, letto 7630 volte)

Erano le 19.34 del 23 novembre 1980. Trent'anni fa. Tra Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania 2194 persone morirono in uno dei più tragici terremoti che ha colpito l'Italia. Il sisma colpì i territori della Campania e della Basilicata. Stiamo parlando del "terremoto dell'Irpinia".

 

 


Era domenica: il sismografo segnò una scossa di 6,5 gradi della scala Richter. 90 secondi che fecerò tremare campani e lucani: da Avellino a Potenza, passando per Salerno. Ma anche Napoli non fu risparmiata: nella città partenopea crollarono edifici fatiscenti e lesionati dal tempo.

 

 


Nella sola cittadina di Poggioreale crollò una palazzina in cui persero la vita 52 persone. Nella chiesa di S.Maria Assunta, a Balvano, morirono 77 persone, di cui 66 tra bambini e giovani mentre ascoltavano la solenne messa domenicale.

 

 


I media non fecero ben capire nell'immediato "la forza" distruttiva della scossa. Anche perché il sisma aveva tranciato e inibito diverse comunicazioni con il territorio interessato.

Interi nuclei abitati furono rasi al suolo. 280.000 i senzatetto. 8848 i feriti.

Una scossa che fu ben avvertita anche a Grottaglie, Taranto e i paesi e le città vicine.

 

 


Pasquale, grottagliese da sempre, ci ha raccontato cosa ricorda di quella domenica sera. "Eravamo con mia moglie, mio figlio di due anni e due miei cognati nel Cinema di Francavilla Fontana, a pochi chilometri da Grottaglie. Intorno alle 19.30 sentimmo e vedemmo muoversi le sedie su cui eravamo seduti… di scatto ci alzammo correndo verso l'uscita della sala.. tutto il resto degli spettatori presenti nel Cinema fece altrettanto nel caos creatosi.

Una volta fuori, mia moglie avvertì un lieve malore: un mancamento insomma. Entrammo in un bar, il gestore, con aria distensiva e per nulla preoccupato, ci informò che aveva appena sentito che c'era stata SOLO una "piccola" scossa in Campania. Nulla di allarmante.

Avevo vissuto solo alcuni anni prima, il 6 maggio del 1976, le stesse sensazioni: era il terremoto del Friuli, 989 morti. Facevo parte dei Militari dell'Esercito italiano impegnati nei soccorsi. Il mio istinto mi indicò che non era "una piccola scossa".

Dissi al gestore del bar, che, visto l'avvertimento nelle nostre città, il sisma non doveva esser stato "così lieve" come lui (che aveva appreso dai tg e media) ci indicò con vemenza.

La mia previsione fù, purtroppo, fondata: 2200 morti, città e paesi rasi completamente al suolo."

 

 



Ancor più in inquietante è il racconto di Giuseppina di Taranto:
"Eravamo in casa, in cucina precisamente. Stavamo giocando con il Monopoli. Abitavamo al 4° piano di uno stabile posizionato al centro, tra due edifici di ridotte dimensioni. Mentre ridevamo e scherzavamo vedemmo, d'un tratto, la casa, ma soprattutto i muri e il tavolo vibrare con forza e ininterrottamente.

Immediatiamente decidemmo di prendere delle coperte e corremmo giù in strada: mentre scendevamo la paura era tanta, sia perchè dovevamo fare 8 rampe prima di uscire dall'edificio, sia perchè la scossa ci aveva turbati, ma soprattutto perchè ero incinta di 8 mesi.

Con mio marito, mia figlia di 4 anni e il piccolo che stava crescendo nel mio grembo prendemmo l'auto e ci diriggemmo verso Piazza Ebalia.

La scossa l'avvertimmo davvero forte. Decidemmo di restare nella piazza, in auto, fino all'alba. Passammo tutta la notte fuori. Un mese dopo nacque il mio secondo figlio. "

 

Ricorre oggi il trentennale da quel tragico giorno. Le urla dei sepolti vivi da un sisma di entità pari al nono grado della Scala Mercalli si fecero sentire per ore, addirittura giorni. Furono devastanti. Non si è mai pronti al terremoto, ma trent'anni fa lo si era ancora meno. I soccorsi tardarono ad arrivare. La protezione civile ancora non esisteva (nacque proprio in quei giorni). Sepolti vivi dicevamo. Urlavano. Ma i soccorsi non arrivarono. E poi la ricostruzione. Mai completata. Miliardi e miliardi di vecchie lire finiti in un buco nero. Quello della camorra.

 

 

 

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