CAOS IN ITALIA, STUDENTI IN PIAZZA, LA POLIZIA CARICA: A QUARANT'ANNI DAL '68, COSA E' CAMBIATO?
Di Carlo Caprino (del 30/11/2010 @ 15:53:31, in Editoriali, letto 2654 volte)

Per i protagonisti delle contestazioni studentesche di questi giorni sono passati solo due anni, per i loro genitori più di quaranta. Corsi e risorsi storici per qualcuno, per altri la conferma che sotto il sole non c’è quasi mai nulla di nuovo. Facile andare oggi con i ricordi alla primavera del 1968, quando le proteste degli studenti universitari sfociarono negli scontri di Valle Giulia e contribuirono a dare vita ad una svolta sociale su cui ancora molto c’è da capire; ma non sempre le opzioni più facili sono le migliori o le più precise, e probabilmente – se non altro per una questione anagrafica – i fenomeni odierni sono piuttosto da ricondurre al fenomeno dell’”Onda” che, nell’autunno del 2008, contestò i decreti legge approvati durante l’estate dal governo Berlusconi, con cui venivano apportati notevoli tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario delle Università, che costituiva, oggi come allora, la principale fonte di entrata per le Università italiane.

Rispetto ai loro padri sessantottini, gli studenti di oggi sono forse meno speranzosi e più realisti, meno sognatori e più pragmatici. Hanno, è appena il caso di sottolinearlo, la possibilità di poter contare su strumenti di comunicazione di massa che veicolano appuntamenti e notizie in tempo reale, consentendo una organizzazione ed un coordinamento impensabile anche solo una decina di anni fa.

 



La generazione del ’68 lottava per un futuro che voleva migliore e per la fantasia al potere, gli studenti di oggi si arrampicano su tetti e monumenti per vedere e farsi vedere, per segnalare la loro presenza in una società che sembra giudicarli quasi invisibili, ed anche un po’ viziati. Ci sarebbe da ridere, a pensare che questi ragazzi, come i loro genitori, sono stati spronati a studiare ricordando loro che il tanto agognato “pezzo di carta” era indispensabile per trovare un buon lavoro e costruire un roseo futuro. Oggi o domani questi ragazzi saranno laureati, anche brillantemente, ma col timore che il buon lavoro ed il roseo futuro sia stata una pia illusione.

 



Che la scuola vada riformata è fuori di dubbio, che ogni cambiamento incontri resistenze è nella logica delle cose, che non tutti si possa essere sempre d’accordo – specie quando la proverbiale coperta è troppo corta per coprire tutti - è facile immaginarlo, ma è indispensabile che dallo scontro si passi all’incontro, che ognuna delle parti in causa rinunci ad arroccarsi su posizioni intransigenti ed accetti di prendere in considerazione anche i punti di vista altrui.

Ne va del nostro futuro, perché gli studenti di oggi saranno i medici, gli ingegneri, gli architetti e gli avvocati di domani, ed un palazzo senza fondamenta solide ed affidabili è fatalmente destinato, prima o poi, a crollare rovinosamente.

 

 

Foto: Adnkronos


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