LI VURTAGGHIE: ANTICHI RICORDI E VECCHIE TRADIZIONI. BUONA "PASCA TLI PALOMME A TUTTE LI VURTAGGHISE"
Di Angelo Nacci (del 01/05/2011 @ 12:01:54, in Li Vurtagghie, letto 3123 volte)

Oggi è la prima domenica dopo Pasqua, la domenica in Albis, chiamata così perché anticamente i battesimi si celebravano il giorno di Pasqua ed i battezzandi per tutta la settimana successiva indossavano una tunica bianca fino alla domenica seguente.

 

 

La domenica in Albis è appunto il giorno in cui si depongono le vesti bianche. Nel nostro paese è il giorno di Pasca tli Palomme giorno in cui ci si reca al Santuario della Madonna della Mutata portando, per poi mangiarle, le “palomme”.

 

 

Ma che sono le palomme? Le palomme, in Puglia conosciute anche come “sarcedde” non sono altro che un impasto non lievitato di farina, acqua olio e sale cotto al forno che può assumere diverse forme in base alla creatività delle nostre massaie. Ci sono palomme più o meno grandi che assumono forme di colomba, agnello, gallo e perfino di cestino col famoso manico intrecciato. La caratteristica delle palomme è che al loro interno si trova un uovo lesso con tutto il guscio. Quindi il bello sta proprio nel “decapitare” la colomba a morsi e scoprire al suo interno l’ uovo da sbucciare e mangiare.

 

 

Ci sono anche varianti di palomme dolci caratterizzate dalla presenza di una glassa di zucchero sulla superficie del biscotto. Oltre alle palomme è anche l’ occasione per preparare e mangiare “li puddiche” che non sono altro che taralli impastati con olio e pepe. La meta come detto è il Santuario di Santa Maria della Mutata dedicato alla Vergine Assunta.

 

L’ appellativo Mutata ha una sua collocazione storica. Di questa storia ve ne sono due versioni differenti. La prima è che ancor prima che venisse costruito il Santuario, alcuni agricoltori al confine tra Grottaglie e Martina Franca, trovarono un simulacro della Madonna. A questo punto data la collocazione geografica del ritrovamento sorse una accesa disputa circa l’ appartenenza della statua. Allora ci si affidò alla decisione di Dio che fece girare, mutare, la statua verso il nostro paese che divenendone proprietario predispose la costruzione di un santuario dedicato appunto alla Madonna di Mutata.

 

 

La seconda storia ha invece una collocazione temporale ben precisa, il 1359. In quell’ anno tra Martina e Grottaglie vi era una disputa circa la proprietà della chiesa. Questo perché i martinesi ne rivendicavano il possesso in considerazione del fatto che l’ immagine della Madonna dipinta sulla parete a Sud guardava verso Martina Franca. Ma successe qualcosa di miracoloso in quanto l’ immagine prima dipinta sulla parete a Sud fu ritrovata invece sulla parete a Nord e quindi rivolta verso Grottaglie. Quindi l’ immagine era “mutata”. A parte queste due interpretazioni ve ne esistono molte altre più documentate e meno miracolose. A questo punto è bene ricordare,perché sicuramente molti non lo sanno che la Madonna di Mutata è insieme a San Ciro e a San Francesco De Geronimo il Santo Patrono di Grottaglie e l’ antica Patrona fino alla metà del 1600. Anche quest’ anno migliaia di persone accorreranno da Grottaglie e dai paese limitrofi e se il tempo lo permetterà si potrà trascorrere una lieta giornata immersi nella campagna con tutt’ intorno tante bancarelle.

 

 

Alcuni anni fa in questo giorno Grottaglie entrò nel Guinness dei primati grazie alla creazione della palomma più lunga del mondo, quasi 30 metri, preparata su dei tavoli posti proprio davanti al Santuario. Concluderei con le parole di Emanuele De Giorgio tratte dal libro “Domenica in Albis”. “ …all’ ingresso la folla sciamava in un viavai continuo per farsi largo e rendere omaggio alla Madonna; poi si distribuiva per la campagna circostante per consumare le tradizionali palomme innaffiate con del buon vino. Ci si poteva rifornire anche sul posto perché le bancarelle improvvisate non mancavano mai, con ogni sorta di generi mangerecci e di bevande… ovunque uomini, donne e bambini sdraiati per terra che mangiavano e bevevano senz’ altra preoccupazione che quella di mettere a tacere le sollecitazioni dello stomaco in piena allegria. Ma in tutta questa pittoresca scena dalle tinte paganeggianti, quasi come un bacanale, vi era come un qualcosa di naturale, un compimento di un rito con tutte le sfaccettature sacre e profane in onore della Patrona”.


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