ECOGIR: LA QUESTIONE ECOLOGICA SECONDO BENEDETTO XVI ALLA LUCE DELLA DOTTRINA CRISTIANA
Di Cosimo Quaranta (del 03/12/2011 @ 07:18:11, in ecoGir, letto 1518 volte)

La questione ecologica si impone alla riflessione mondiale già da alcuni decenni, e anche papa Benedetto XVI si è espresso in merito, non trascurando di sottolineare la gravità dell’argomento e l’urgenza delle decisioni da prendere. Troviamo diversi riferimenti all’ecologia nel suo magistero e, tra tutti i documenti, possiamo considerarne due al fine di comprendere in maniera essenziale il punto di vista che propone alla Chiesa e a quanti si impegnano in questo campo.

Seguirò pertanto le sue considerazioni espresse nell’ultima lettera enciclica “Caritas in Veritate” e il messaggio per la LXIII Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2010 dal titolo: “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.

 

 

 

Il Pontefice non si tira indietro trascurando la questione, ma la affronta con termini chiari e precisi. Ciò significa che è qualcosa che sta a cuore alla dottrina sociale della Chiesa, che è essenzialmente la risposta storica della comunità cristiana ad un imperativo: il comando dell’amore. E, circa questo, Cristo ci ha insegnato che non c’è amore vero se non è contemporaneamente verso Dio e verso il prossimo. Poiché dunque si tratta di amore verso il fratello e verso il Signore che ci ha donato questa terra, urge una riflessione seria e convincente, ma ancora di più urge un convergere verso ciò che salva l’uomo e non piuttosto ciò che lo distrugge.

L’imperativo dell’amore è dettato dal fatto che, prima ancora della natura, è chiamato in causa l’uomo che in essa vive e che da essa trae il suo sostentamento. Benedetto XVI propone dei punti fermi da considerare. La chiave di lettura del suo discorso, e spero di non usare paroloni che potrebbero confondere, non potrà allora che essere quella “antropologica”. Significa che la chiave è l’uomo in quanto tale, come il termine, nella sua derivazione greca, ci fa comprendere.

Questa attenzione fu già di Paolo VI, che il Papa cita al n° 75 della Caritas in Veritate (da ora in poi CiV); egli nella Populorum Progressio scrisse che “la questione sociale” è diventata di dimensione mondiale e “chiama ognuno a rispondere con amore all’appello del suo fratello” che dunque si mostra nel bisogno (PP 3). La nostra questione inoltre riguarda l’uomo nel senso che tocca la sua vita, il suo futuro e quello degli uomini che verranno.

 

 

 

L’acquisizione che il problema riguardi anche il futuro è di grandissima importanza perché il Papa apre il pensiero ad una realtà condivisa, eppure sottovalutata: i diritti delle nuove generazioni. È infatti acquisito che noi godiamo di diritti e rispondiamo a doveri, ma pochi avevano aperto il campo della riflessione sui diritti di coloro che verranno dopo di noi.

Il fatto stesso che dopo di noi ci saranno i nostri figli ci spinge a considerare l’urgenza del problema ecologico e a promuovere “progetti per uno sviluppo umano integrale”, i quali “non possono pertanto ignorare le generazioni successive, ma devono essere improntati a solidarietà e giustizia intergenerazionali” (CiV 48).

Nella CiV il Pontefice dedica quattro numeri all’ecologia, i paragrafi 48-51. Per dirla con Giorgio Campanini sarebbero come i numeri di una enciclica nell’enciclica, dato che ancora non se ne è scritta una dedicata esclusivamente alla nostra questione; inoltre se uniamo questi al messaggio del 1° gennaio 2010, può uscirne fuori un buon vademecum concettuale.

Una prima base che ci viene offerta è la certezza secondo cui la natura è espressione di un disegno di amore e di verità di Dio nei confronti dell’umanità (CiV 48). Egli l’ha creata e ce l’ha donata perché ce ne serviamo per il nostro bene e perché la custodiamo, senza dunque abusarne fino a depauperarla e provocare un danno maggiore del beneficio guadagnato.

Leggiamo questa affermazione in accordo al libro della Genesi in cui si dice che Dio creò la terra e vide che era cosa buona (Gen 1) e la donò all’uomo perché la conservasse e la custodisse (Gen 2,15). Il Pontefice inoltre cita anche l’antico filosofo Eraclito il quale insegnò che la terra non è a nostra disposizione “come un mucchio di rifiuti sparsi a caso”. Anche il mondo extra-religioso riconosce che vi è una provvidenzialità in quello che abbiamo e che dunque è un dovere direi “sacro” rispettare la terra.

Alla tutela e alla custodia si aggiunge la problematica energetica. Essa ci chiama in causa perché anche a questa è legata parte della storia dello sfruttamento delle risorse naturali. La tecnica ci da la possibilità di ricavare energia elettrica da molte fonti, ma questo non giustifica l’uso eccessivo, fino all’impoverimento delle risorse stesse. Urge quindi una “ridistribuzione planetaria delle risorse energetiche” (CiV 49) per ristabilire l’equilibrio che si sta perdendo e per evitare che i costi del danno siano pagati dai più poveri, dai nostri figli o da quanti verranno dopo di noi.

Inoltre, la questione tocca il tema della pace. Il Pontefice, infatti, fa osservare come spesso tali risorse naturali si trovano proprio nei paesi poveri e la lotta per l’accaparramento genera conflitti frequenti e sfruttamento. Tutti questi fattori negativi portano ad una lenta distruzione dell’uomo poiché la povertà e la guerra non favoriscono assolutamente il suo sviluppo e la sua dignità. Ciò di cui si avverte la necessità è una maggiore solidarietà perché tutti possano essere partecipi della costruzione di un mondo migliore (CiV 49).

 

 

 

Vivere sulla terra dignitosamente è possibile per tutti. Il Papa afferma, come se pronunciasse uno slogan, che “c’è spazio per tutti su questa nostra terra” (CiV 50). Ma a quale costo si realizza oggi la nostra convivenza? Non è forse vero che non tutti hanno la possibilità di vivere dignitosamente su di essa, né di guadagnarsi il pane con il frutto del proprio lavoro? Come usciremo allora da questa impasse?

Benedetto XVI indica delle possibilità e ne richiamo due essenziali. Anzitutto è necessario “rafforzare quell’alleanza tra essere umano e ambiente che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino” (CiV 50, che riprende il messaggio del 1° gennaio 2008). In secondo luogo “è necessario un effettivo cambiamento di mentalità che ci induca ad adottare nuovi stili di vita” (CiV 51).

Questi due elementi sono possibilità di soluzione e di sicuro miglioramento. Così facendo, da un lato rinnovando e rafforzando l’alleanza uomo-ambiente, dunque realizzando la tutela “dell’ambiente, delle risorse e del clima” (CiV 50), ci consentirà il ritorno delle condizioni climatiche e ambientali favorevoli alla vita umana, oltre che consegnerà alle generazioni future la possibilità di vivere bene. Dall’altro lato ci accorgiamo che gli stili di vita sono la prima cosa che occorre cambiare.

Benedetto XVI afferma che “le modalità con cui l’uomo tratta l’ambiente influiscono sulle modalità con cui tratta se stesso, e viceversa” e comprendiamo quanto sono vere queste parole grazie al riscontro che ce ne da la storia degli effetti delle nostre azioni sulla natura.

 

 



Desertificazioni, disastri geologici e metereologici improvvisi, impoverimento produttivo e scarsità di acqua per alcune zone sono il frutto di uno stile di vita consumistico ed edonistico. E questo va cambiato. Si deve comprendere cioè che l’egoismo è il suicidio dell’umanità e di ogni uomo.

Il messaggio di Benedetto XVI è chiaro e apre ad una grande speranza. Ci fanno sperare infatti i segni di una sempre più condivisa sensibilità ecologica, che anche nella nostra terra di Grottaglie sta prendendo piede. Che non sia il segno di una nuova generazione?


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