“QUALI POLITICHE DEI RIFIUTI A GROTTAGLIE?”, LA RELAZIONE DI ETTA RAGUSA IN OCCASIONE DELLA SERR
Di Redazione (del 06/12/2011 @ 13:50:22, in ecoGir, letto 1247 volte)

Tra le iniziative organizzate dalla Associazione Sherwood di Grottaglie in occasione della “Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti” domenica 27 novembre si è tenuto presso il Castello Episcopio di Grottaglie un incontro volto ad illustrare lo “stato dell’arte” sulla situazione delle discariche nel nostro territorio. Nel corso dell’evento Etta Ragusa, del comitato “Vigiliamo per la discarica”. ha presentato una relazione dal titolo “Quali politiche dei rifiuti a Grottaglie?” che riportiamo di seguito.

"Ho accettato l’invito dell’associazione Sherwood, che ha organizzato questo incontro nell’ambito della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti [solidi urbani ndr], perché il tema offre importanti argomenti di riflessione e proposta, e soprattutto perché come coordinatrice del comitato Vigiliamo per la discarica onlus volevo proprio dire come la penso riguardo alla fallimentare politica dei rifiuti solidi urbani (Rsu) di cui siamo ogni giorno protagonisti e vittime.

Credenziali
Nel 1989 gli alunni di una mia classe del Liceo scientifico di Grottaglie attuarono una indagine ambientale su 50 famiglie-campione alle quali chiesero di conservare per un mese, separandoli: carta, vetro, plastica, lattine, pile, assicurando che sarebbero andati a ritirare il tutto e che avrebbero reso noti i risultati dell’indagine
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Alla fine ci furono i dati con relativi cartelloni, le proiezioni adattate all’insieme delle famiglie di Grottaglie, e una bella relazione in cui almeno approssimativamente veniva riportata la quantità di rifiuti riciclabili che, invece di costituire una risorsa, venivano inviati in discarica. I dati scaturiti dall’indagine furono presentati al sindaco, insieme alla richiesta di mettere i cassonetti e attuare la raccolta differenziata.

E questo all’epoca era già un bel progresso, dal momento che si utilizzava la discarica a cielo aperto sulla strada di S. Marzano ma in agro di Grottaglie, il cui contenuto veniva periodicamente bruciato. Questa sensibilizzazione portò alla nascita di una comitato scolastico per l’ambiente, divenuto subito interscolastico con rappresentanti di tutte le scuole. In seguito i cassonetti furono messi e il servizio fu affidato alla Serveco. Nei mesi successivi presentai al sindaco, dietro richiesta ufficiosa di alcuni consiglieri, un dossier sulla gestione dei rifiuti solidi urbani (Rsu), corredandolo delle esperienze di Comuni del Nord che già da allora erano consorziati per gestire quanto più possibile i rifiuti urbani come risorsa economica ed energetica.

Da allora l’interesse per la gestione degli Rsu mi è rimasto, anche se negli ultimi sette anni è stato superato dall’urgenza di dovermi occupare dei rifiuti industriali che non produciamo, a differenza degli Rsu, ma che stanno trasformano la macchia mediterranea di una zona di Grottaglie attigua per altro al Parco delle gravine, in una delle più grandi discariche per rifiuti industriali d’Europa. Questa premessa è la mia credenziale per parlare di Rsu, cioè di una delle due politiche dei rifiuti in atto a Grottaglie.

L’altra politica dei rifiuti, di cui stasera non parlerò, è quella iniziata a metà degli anno ’90 con le trattative tra il sindaco G.Vinci e l’Ecolevante, e proseguita dal suo successore R. Bagnardi, per svendere il nostro territorio al business dei rifiuti industriali
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Qualche dato
E ora alcuni dati per entrare nel vivo del problema. Nei dieci mesi del 2011, secondo quanto riportato dalla regione Puglia, l’Ato TA3 avrebbe raccolto il 18,180% di differenziata, nella media della differenziata raccolta in Puglia che è del 18,020, ma ben lontano dal 43,210% dell’Ato BR2. Il condizionale è d’obbligo perché secondo me questo dato non è attendibile. Infatti le percentuali non si riferiscono a tutti i 17 Comuni dell’Ato 3, dal momento che solo i Comuni di Manduria, Grottaglie e Carosino hanno inviato i dati costantemente.

A Grottaglie comunque la raccolta di differenziata nel 2011, gennaio-ottobre, è del 18,376%. Troppo poco. Inoltre questi dati, confrontati con quelli del 2007, dicono che la raccolta differenziata è cresciuta solo di pochi punti anche tenendo per buona la percentuale fornita dalla Regione. E dimostrano comunque il fallimento completo della politica di Vendola, che aveva promesso, nel 2005, di arrivare al 55%.

Per essere Vendola il leader e il fondatore di un partito che nel suo nome porta la parola “ecologia”, non si può proprio dire che questo risultato sia un trionfo. Le giustificazioni che Vendola ha dato alla Commissione antimafia e a Panorama vanno dal patetico allo strafottente, come si può leggere qui: http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=105913 e qui: http://blog.panorama.it/italia/2011/08/01/nichi-vendola-vi-spiego-perche-non-odio-berlusconi/. E la sua vera politica dei rifiuti è stata quella di approvare il moltiplicarsi di inceneritori privati, oltre che di discariche per rifiuti industriali, spesso precedute dall’apertura di cave disinvoltamente autorizzate.

Ma dal 2013 arriverà la stangata per i Comuni che non attueranno la raccolta differenziata e, naturalmente, per i cittadini. Infatti, secondo il disegno di legge della regione Puglia, i Comuni che non raggiungeranno la soglia minima del 30% di raccolta differenziata pagheranno alla regione 25,82 € per tonnellata conferita in discarica. E il Comune di Grottaglie che fa? Che farà? Che faremo? Pagheremo una TARSU più alta e ci limiteremo a brontolare? Continueremo a riempirci di discariche e a passare da un’emergenza all’altra? Di sicuro non si potrà stare a guardare e a subire, né come cittadini, né come comitati ambientalisti e tanto meno come consiglieri comunali
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Intermezzo
Italo Calvino fin dagli anni ’70 ha parlato di rifiuti come metafora, come metafora della vita, come metafora dell’amore. Non solo in “Le città invisibili”, con la città di Leonia che consuma più del bisogno, dove “gli spazzaturai sono accolti come angeli”, e nella quale “… dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede. Fuori dalla città, certo; ma …. l’imponenza del gettito aumenta e le cataste s’innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto …”. Ma anche e soprattutto nel piccolo racconto “La poubelle agréée”, che in italiano suona “la spazzatura gradita”: “Portare fuori la poubelle, è così un abbandono delle scorie di me stesso … Soltanto buttando via posso assicurarmi che una parte di me non è stata ancora buttata e forse non è né sarà da buttare.” [Nota: Brani di questo racconto, oltre a un interessante commento possono essere letti qui http://www.letteratu.it/2011/10/17/la-poubelle-agreee-come-metafora-di-vita-nel-racconto-di-italo-calvino/ . In quanto alla parola francese “poubelle”, che indica sia la spazzatura che il bidone dell’immondizia, essa è in realtà il nome del prefetto Eugène-René Poubelle che nel 1884 a Parigi introdusse l’uso dei bidoni per la spazzatura.]

A distanza di 40 anni, alla profezia letteraria di Calvino si sono aggiunti il libro di Saviano e successivamente l’omonimo film “Gomorra” e, quasi contemporaneamente, “Biutiful Cauntri”, il documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero. Questa volta la denuncia, resa più incisiva dall’immagine e dalla sua grande diffusione nei media, ha raggiunto il grande pubblico sicuramente più di quanto non abbiano fatto i racconti di Calvino.

Denuncia che può essere considerata quasi una metafora della situazione politica, culturale e sociale del nostro (ex ?) Bel Paese, ora che non solo sappiamo benissimo dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai, ma sappiamo anche che quel carico gettato via dalla porta sta ritornando come fonte di inquinamento e causa di morte. Per l’insipienza, l’indolenza, la cecità delle istituzioni, che talvolta sono anche colluse o non sufficientemente vigili nei confronti di quell’imprenditoria deviata di “colletti bianchi” che ha trovato nei rifiuti, in quelli urbani e soprattutto in quelli industriali, il proprio criminale Eldorado.

Cosa fare?
Interroghiamoci prima su una serie di questioni.
E’ questa la prima epoca in cui l’uomo non riesce a smaltire i propri rifiuti, perché? Se il riciclo e il riuso sono una risorsa perché i Comuni ne delegano la gestione ai privati sopportando costi altissimi che ricadono sui cittadini? Non basta l’educazione ambientale che pure viene impartita nelle scuole. Non basta il coinvolgimento dei cittadini. Non bastano i cassonetti e l’isola ecologica. Non bastano, se continuano a proliferare le discariche abusive nelle periferie, se la differenziata raccolta a Grottaglie è circa la metà di quel 30% che dal 2013 sarà richiesto per non dover pagare la sopratassa.

Se non si attua immediatamente una capillare politica della raccolta differenziata e del riciclaggio dell’umido. E se non si imposta una politica seria e responsabile per raggiungere il 100% della raccolta porta a porta. Ma questo è possibile solo con una politica che abbia alla base il controllo capillare del territorio e il coraggio di comminare le giuste sanzioni; sanzioni, non solo editti intimidatori che nessuno osserva perché non c’è nessuno che li faccia rispettare. Non basta nemmeno prefiggersi come obiettivo, come fa la legge regionale, il 30% di raccolta differenziata, perché una tale bassa percentuale è solo funzionale al mantenimento degli inceneritori privati che, per ammortizzare i costi, devono bruciare spazzatura 24 h su 24; e al mantenimento delle discariche per rifiuti speciali dove è destinato quanto non viene distrutto dagli inceneritori.

La parola d’ordine deve essere riduzione dei rifiuti e riciclo, oltre al controllo puntuale del territorio per contenere la piaga delle discariche abusive
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In attesa che la politica nazionale emani leggi adeguate a realizzare l’obiettivo di Paul Connett, rifiuti zero  , o in attesa che un imprenditore illuminato come Carla Poli impianti a Grottaglie un centro di raccolta e riciclo come quello di Vedelago (TV) , vediamo cosa potrebbe essere fatto qui da noi, da subito e a costo zero.
- Riduzione degli imballaggi: con una politica che obblighi negozi e supermercati a non produrre giornalmente più di un certo quantitativo di rifiuti di questo tipo; a loro volta sarebbero obbligati a chiedere ai produttori di ridurre gli imballaggi delle merci; e parallelamente attuare una campagna di sensibilizzazione presso i consumatori.
- Raccolta separata della frazione umida, che ridurrebbe notevolmente il peso dell’indifferenziato e quindi il costo dello smaltimento in discarica
- Applicazione a livello cittadino della legge, in vigore da gennaio 2011, che prevede l’eliminazione delle buste di plastica e la sostituzione con quelle biodegradabili o di carta 
- Creazione di consorzi di Comuni dell’Ato 3 per gestire quanto più possibile in proprio i rifiuti urbani come risorsa economica ed energetica
- Istituzione delle guardie ecologiche volontarie, riconosciute dal Ministero dell’ambiente, per il controllo ambientale del territorio e la segnalazione di discariche abusive 
- Infine, ma questo è un suggerimento per l’associazione Sherwood, la promozione di periodiche ciclo passeggiate che potremmo definire “di avvistamento e denuncia” per segnalare, attraverso le foto scattate dai partecipanti, i danni ambientali e paesaggistici oltre che le eventuali discariche abusive nel nostro territorio.

Occuparsi di rifiuti significa occuparsi di politica e una corretta politica di gestione dei rifiuti è indice di senso di responsabilità, tanto dei cittadini quanto degli amministratori
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