I CERAMISTI DI GROTTAGLIE, SAGGIO: LA MODELLAZIONE AL TORNIO
Di Stefania Elia (del 05/07/2013 @ 15:30:49, in Grottaglie mia, letto 2190 volte)

Il tornio

Il tornio è una delle più antiche macchine utensili, che secondo la testimonianza di Plinio il Vecchio, sarebbe stato inventato da Teodoro da Samos nel 560 a.c., secondo altri, invece, sarebbe stato creato da Dedalo, ed era già noto al tempo degli Egizi. Dalle parole di Orazio Del Monaco, docente di tecnologia ceramica presso l’Istituto d’arte, citato in “D’argilla – un viaggio tra le ceramiche di Grottaglie” di Giovanni Acquaviva, possiamo capire la passione, il lavoro e la fatica che sta dietro la modellazione al tornio: “L’argilla, dal momento in cui viene centrata sulla girella sotto le poderose mani del maestro, assume mille forme, certamente casuali, ma tutte risultanti da operazioni rigorose che preparano l’insorgere di nuove forme, anche queste per dar vita ad altre evoluzioni fantastiche sino alla fine. Vedere e capire questo spettacolo prodigioso costituisce un momento esaltante: la materia sotto le magiche mani dell’uomo prende forma, che sarà funzione e rimarrà eterna. Passione, sacrifici, sofferenze e tanti anni a maturare uno dopo l’altro, esperienza su esperienza che non è mai sufficiente definirsi capaci e compiuti.



Il tornio è a piede e – come scrive Ninina Cuomo Di Caprio nel suo “Ceramica rustica tradizionale in Puglia” - è «costituito da un asse verticale che collega in solido un piattello rotondo posto all’estremità superiore chiamato girella e una ruota piena posta all’estremità inferiore chiamata volano. L’asse è guidato e mantenuto verticale da un supporto sostenuto da una robusta incastellatura in legno spesso rafforzata da conci di tufo». In dialetto il tornio viene chiamato “rota” e le parti che lo compongono rispettivamente “assu”, “rutedda” e “funnu”. Sulla girella viene posata l’argilla da modellare mentre il piede si muove sul volano e permette all’asse verticale di far roteare la girella.

È il vasaio a decidere la velocità con cui muovere il volano che cambia a seconda del tipo di foggiatura da realizzare, nonché delle operazioni di rifinitura e di giuntura di sezioni staccate. Il movimento rotatorio è generalmente antiorario ma il vasaio può cambiare direzione nel caso in cui deve modellare i manici.

 

 

 

Varie tipologie di tornio

Esistono diversi tipi di tornio che si differenziano a seconda del peso e della misura, che sono due elementi fondamentali che determinano il rendimento, la velocità di rotazione e la durata del movimento rotatorio. I vari modelli di tornio rispondono alle diverse esigenze di foggiatura dei vasai: per modellare manufatti di piccole dimensioni occorre raggiungere alte velocità di rotazione in breve tempo mentre per manufatti di grande fattura occorre mantenere un movimento costante e prolungato che consenta di far crescere la parete del vaso fino all’altezza desiderata.

Più grande è il diametro del volano più facile è ottenere velocità perché il piede ha più spazio per muoversi. Più il volano è pesante più a lungo mantiene la velocità, anche se richiede più dispendio di energia per vincere la forza d’inerzia. «A Grottaglie e nella zona del Tarantino – scrive ancora Ninina Cuomo Di Caprio nel suo “Ceramica rustica tradizionale in Puglia” - si usa un tornio dal volano in legno duro, di preferenza olivo stagionato, cerchiato con una banda in ferro e bilanciato nella parte inferiore da contrappesi in legno e in metallo che ne aumentano il peso sino a raggiungere una ventina di kg circa. Il diametro del volano si aggira intorno agli 80 cm, mentre la girella, anch’essa costruita in legno duro e resistente, ha un diametro di circa 30 cm».



Nei torni antichi l’asse verticale che collega il volano alla girella era costituito da un ramo di quercia o di olivo, molto resistenti, il cui diametro è di qualche centimetro mentre l’altezza è di circa 80 cm. L’asse termina con un perno metallico che gira in una sede stabile infissa nel terreno che può essere una tavola di legno o una lastra di pietra in cui, al centro, viene incastonata una moneta, una coppetta di ferro o un fondo di bottiglia di vetro. Oggi l’asse è collegato al travetto, che funge da supporto, per mezzo di un cuscinetto a sfere che lo mantiene verticale.

«Nei vecchi tempi veniva usato un collare in legno con legacci in cotica di maiale lubrificati con grasso che tenevano l’asse saldamente legato al travetto di sostegno e ne impedivano al meglio oscillazioni e vibrazioni. Quando la girella incominciava ad ondeggiare era segno che l’asse si stava consumando alla gola, laddove era più forte lo sfregamento con i legacci, e con operazione di tipo chirurgico si provvedeva ad asportare la parte consumata, sostituendola ad incastro con una parte di asse nuovo» ricorda sempre Ninina Cuomo Di Caprio. È questo il tornio impiegato per modellare manufatti di grandi dimensioni, mentre per foggiare pezzi più piccoli si utilizza un tornio più leggero che non ha contrappesi e ciò determina minore stabilità.

 

 

 

La modellazione al tornio

Per quanto riguarda la posizione del vasaio mentre lavora, lo ritroviamo seduto su una tavola di legno e usa entrambi i piedi per muovere il volano. «Secondo alcuni vasai si dovrebbe spingere il volano col piede sinistro quando si modellano forme larghe e basse, e col piede destro per le forme alte per dare maggiore forza alla spinta» racconta Ninina Cuomo Di Caprio nella sua opera citata. Si dovrebbe anche lavorare a piedi scalzi sia per impedire alle scarpe di consumarsi sia per avere un contatto diretto con il tornio. Il vasaio lavora in piedi, senza poggiarsi né al muro né ad altri sostegni, solo nel caso in cui è alle prese con la modellazione di manufatti di grande fattura. Mentre il suo aiutante fa muovere il tornio, egli modella le pareti del manufatto che man mano crescono in altezza sotto i suoi occhi, infilando il suo braccio sempre più all’interno cercando di raggiungere il fondo.

Oggi i torni manuali sono stati sostituiti da quelli elettrici molto più efficienti e sofisticati che consentono al vasaio di risparmiare fatica ma non concedevano quella libertà di movimento e di comando che i torni tradizionali avevano. La lavorazione al tornio richiede molta esperienza e anche maestria. In pochi minuti un pezzo d’argilla informe e spersonalizzato si trasforma in un manufatto originale e unico nel suo genere.

La fase della modellazione prende avvio nel momento in cui il vasaio posa il “maddu” al centro della girella e con movimenti energici e sicuri inizia a lavorarlo affondando le sue dita al centro della massa spingendole quasi fino in fondo e piano piano le pareti del manufatto cominciano a crescere sotto le sue mani ottenendo, infine, un cilindro perfetto, che poi, con movimenti precisi e accurati modifica, allargando la parte inferiore o stringendo il collo o ancora piegando l’orlo.

Movimenti continui che vengono interrotti solo quando il vasaio immerge le sue mani nella bacinella ricolma d’acqua per diminuire l’attrito con l’argilla o quando asciuga con la spugna l’acqua in eccesso che si forma all’interno del manufatto. Mentre il tornio continua a girare il vasaio passa la stecca sulla superficie del manufatto per eliminare quelle striature che si sono formate durante la lavorazione. Una volta ultimata la levigatura il vasaio, con un movimento delicato, usa il filo d’ottone per staccare il pezzo dalla girella, dopo di che lo poggia sulla tavola di legno.



L’operazione di spostamento del manufatto dal tornio alla tavola di legno non comporta alcun tipo di difficoltà nel caso di oggetti di piccole dimensioni, problema che invece si presenta in occasione di manufatti di grande dimensioni il cui trasporto con le mani provocherebbe delle impronte. Per ovviare al problema il vasaio ha adottato una tecnica di trasporto originale e efficace che prevede l’utilizzo di costole di cavallo che presentano una curvatura che si adatta alla rotondità dei vasi le quali vengono strette come una morsa attorno alla bocca del vaso consentendolo di sollevarlo e trasportarlo senza subire danni.



Il presente articolo è una riduzione ed un adattamento di alcune parti della tesi di laurea in Dialettologia Italiana della dottoressa Stefania Elia, intitolata “I CERAMISTI DI GROTTAGLIE - SAGGIO LINGUISTICO” e presentata nell’Anno Accademico 2011 – 2012 presso il corso di laurea in Filologia Moderna - Facoltà di Lettere e Filosofia della Università degli Studi di Bari. Non è consentito l’utilizzo e la riproduzione in tutto o in parte, con alcun mezzo, di quanto pubblicato senza il preventivo ed esplicito consenso della autrice, che può essere contattata alla email stefania.elia@alice.it (N.d.R.)



I pezzi ceramici dell'immagine fanno parte della collezione privata di Mimmo Vestita


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