I CERAMISTI DI GROTTAGLIE, SAGGIO: I SEGRETI DELLA LAVORAZIONE AL TORNIO
Di Stefania Elia (del 12/07/2013 @ 17:14:34, in Grottaglie mia, letto 2669 volte)


Gli strumenti utilizzati nella modellazione al tornio

La modellazione al tornio richiede una certa stabilità che si può raggiungere attaccando il tornio a una robusta incastellatura fatta di   travi di legno murati a un’estremità dentro fori scavati nella parete. Accanto all’incastellatura spesso viene costruito un muretto di conci di tufo che funge da piano d’appoggio per gli strumenti adoperati dal vasaio durante la modellazione. Il vasaio ha a disposizione una vasta gamma di attrezzi che gli consentono di modellare il pezzo e di ottenere la forma desiderata.

Tra di essi i più importanti sono:

• “Cueppu ti acqua” ovvero un recipiente basso ricolmo d’acqua in cui il vasaio immerge le mani durante la lavorazione per mantenerle costantemente bagnate e in cui rilascia frammenti d’argilla che gli restano attaccati alle dita. In questa vaschetta si forma così un composto che viene impiegato per piccole riparazioni nei manufatti crudi che durante l’essiccamento rivelano delle imperfezioni.

Se il composto diventa troppo denso il vasaio aggiunge altra acqua senza cambiarla mai totalmente perché si ritiene che l’acqua priva di argilla sia dannosa per la modellazione degli orli e dei bordi.

• “Sponza” è una spugna naturale di mare usata per togliere l’acqua in eccesso che si forma all’interno dei manufatti durante la foggiatura.

• “Asca” una stecca di forma e misura differenti, solitamente è triangolare o rettangolare con un foro al centro che permette una buona presa, usata per levigare la superficie del manufatto e per eliminare le striature lasciate dalle dita durante la modellazione. Anche il materiale di cui era composto è cambiato nel corso del tempo.

Sino a qualche anno fa era costituita da terracotta e ciò permetteva di assorbire meglio l’umidità. Esistevano anche asche in legno oleoso, molto resistenti. Oggi invece è in uso l’asca di metallo che a causa dell’ossidazione e della ruggine provoca sul manufatto delle macchie.

• “Ratituru” è una stecca in ferro con la punta ricurva e l’impugnatura in legno che viene utilizzata per le rifiniture come ad esempio assottigliare lo spessore delle pareti di un piatto. • “Giutici” è un bastone di legno posto in maniera dritta sul tornio, incastrato in una base d’argilla, che viene utilizzato per le misure.

• “filu cu li maniceddi” è un filo metallico, solitamente ottone o zinco ma mai di ferro perché è più soggetto alla ruggine, con due straccetti di stoffa posti alle estremità che servono da manici per migliorare la presa. Tenendo le due estremità in mano il vasaio fa scorrere il filo sotto la base del manufatto con un rapido ma delicato movimento che permette di staccarlo dalla girella.

• “Rutieddi tunni” sono dei dischi rotondi in legno che si poggiano sopra la girella per alzarne il livello e far sì che le mani del vasaio siano all’altezza opportuna per foggiare il manufatto. Più l’oggetto è piccolo più dischi si devono sovrapporre l’uno sull’altro, legati tra loro da argilla. I rutieddi benché siano ricavati da legname duro sono facilmente soggetti a usura a causa della pressione esercitata dalle mani del vasaio. Quando sono completamente usurati si gettano nel fuoco. Per questo motivo oggi si tende ad utilizzare rutieddi di marmo o di metallo.

• “Rutieddu” è un asse di legno di forma quadrata o rettangolare usato per trasportare i manufatti una volta che il vasaio termina di modellare il pezzo.

 

 

 


La modellazione dei manufatti di grandi dimensioni

La maggior parte dei manufatti richiedono una sola modellazione, tuttavia ve ne sono alcuni troppo grandi o troppo piccoli che invece esigono una modellazione più lunga o l’impiego di tecniche particolari come nel caso dei “capasoni” che vengono foggiati a più riprese essendo modellati in due o tre sezioni: quella inferiore è detta “coppa”, quella centrale è detta “cuperchiu” mentre quella superiore “canna o mozzetta” che viene foggiata capovolta.

Dopo aver foggiato singolarmente le varie sezioni e dopo averle fatte essiccare, il vasaio provvede ad unirle avendo un’incisione che corre lungo tutto il perimetro dell’orlo che viene riempita da un composto denso che consente di mantenerlo morbido. Le tre sezioni poi vengono incastrate l’una nell’altra, togliendo dai solchi il composto rimasto e lavorando la superficie e l’interno eliminando così ogni traccia di giuntura.



Modellazione di manufatti di piccole dimensioni

Un’altra tecnica viene impiegata nella lavorazione di manufatti di piccole dimensioni definita “sobbrammaddu” in cui sono specializzati soprattutto gli artigiani dell’Otrantino. Essa consiste nel posizionare il maddu al centro della girella che viene sopraelevata rispetto al tornio grazie all’uso di dischi ben legati tra loro, poi essa viene lavorata nella parte superiore ricavando una pallina che viene poi modellata con precisione e delicatezza.


A modellazione avvenuta il vasaio stacca il pezzo con il filo d’ottone e lo posa sulla tavola di legno, dopodichè ricava un’altra pallina dallo stesso maddu e il lavoro si ripete finchè non si esaurisce. Una tecnica che consente di velocizzare i tempi di lavorazione e di facilitare la centratura del pezzo d’argilla.

 

 

 

La foggiatura dei piatti

Un tipo particolare di modellazione è la foggiatura dei piatti che, fino a qualche tempo fa, era compito esclusivo del “faenzaru” che era capace di stendere l’argilla in larghezza e non in altezza come erano abituati a fare i suoi colleghi. Il faenzaru stende l’argilla e la tira tra pollice e indice sino ad ottenere la forma e misura volute, dopodichè modella le tesa del piatto, che è la parte che richiede maggiore abilità perché più è larga più è complicato arrivare sino all’orlo mantenendo uno spessore omogeneo, tenendola tra indice e medio e infine l’assottiglia il più possibile e con la stecca leviga la superficie sia interna che esterna.

Una volta completata la modellazione stacca il piatto dalla girella grazie al filo metallico. Quando i piatti sono quasi del tutto essiccati, li riprende e li sistema sul tornio per rifinire la forma con uno strumento che viene definito “ratituru” con il quale assottiglia la parete incavando il centro. Dopo l’operazione di rifinitura e levigazione i piatti vengono posizionati l’uno sull’altro e se combaciano perfettamente è segno della bravura e dell’esperienza del faenzaru.



Modellazione e applicazione dei manici

Nel caso di manufatti con manici il vasaio deve provvedere ad attaccarli nella stessa giornata in cui foggia l’oggetto. Quest’operazione fa parte della fase di modellazione. Sono due i metodi adoperati per modellare i manici. Il primo riguarda una modellazione a mano: dopo aver preparato un rotolo d’argilla il vasaio con la mano sinistra lo mantiene sospeso e con la destra lo stringe gradualmente tirandolo verso il basso.

Quando il rotolo si è assottigliato a sufficienza il vasaio lo taglia in tanti segmenti uguali con una pressione delle dita che svolgono la funzione di una forbice. Il secondo metodo prevede l’uso di un macchinario metallico, la trafila, nella cui apertura viene introdotta l’argilla molto morbida, che pressata con un pistone di legno, esce dall’altra parte sotto forma di un cordone sagomato. Appena i manici sono pronti il vasaio li applica al vaso, che viene sistemato sul tornio, fissandone prima l’estremità superiore e poi quella inferiore, facendoli aderire alla superficie attraverso una leggera pressione delle dita senza l’impiego di adesivi o materiali leganti essendo i manici talmente morbidi che si saldano alla superficie del vaso.

I manici, di regola, non devono superare il vaso in altezza ovvero non devono sporgere in alto perché ciò provocherebbe dei danni durante l’impilaggio nella fornace. Di solito per alcune forme di manufatti, come i vasi, si usa metterli uno nell’altro, ovvero la forma piccola dentro quella grande per risparmiare spazio nella fornace. Per i manufatti appartenenti alle categorie della “robba rustica” e della “robba gialla” le operazioni di modellazione si concludono con la sola attaccatura dei manici perché i pezzi vengono modellati nel giusto spessore. Al contrario, per la “robba bianca” è prevista la rifinitura e ciò la differenzia dalle altre categorie della ceramica rustica.


La rifinitura del manufatto

Il manufatto, ancora umido, qualche ora dopo la foggiatura, viene posto nuovamente sul tornio e il figulo provvede a rifinirlo usando la stecca e la sgorbia che gli consentono di eliminare le sbavature, di lisciare gli orli, di smussare la base assottigliandone lo spessore. I ritagli argillosi che il vasaio stacca finiscono nelle “pile ti creta” assieme alle zolle d’argilla pronte per iniziare una nuova fase di lavorazione.


Il presente articolo è una riduzione ed un adattamento di alcune parti della tesi di laurea in Dialettologia Italiana della dottoressa Stefania Elia, intitolata “I CERAMISTI DI GROTTAGLIE - SAGGIO LINGUISTICO” e presentata nell’Anno Accademico 2011 – 2012 presso il corso di laurea in Filologia Moderna - Facoltà di Lettere e Filosofia della Università degli Studi di Bari. Non è consentito l’utilizzo e la riproduzione in tutto o in parte, con alcun mezzo, di quanto pubblicato senza il preventivo ed esplicito consenso della autrice, che può essere contattata alla email stefania.elia@alice.it (N.d.R.)

I pezzi ceramici dell'immagine fanno parte della collezione privata di Mimmo Vestita e della raccolta esposta presso il Museo della ceramica allestito presso il Castello Episcopio di Grottaglie


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