ECOGIR: COSA SUCCEDE QUANDO UNA DISCARICA TERMINA LA SUA VITA OPERATIVA?
Di Redazione (del 03/07/2013 @ 08:10:06, in ecoGir, letto 1196 volte)

Si parla spesso dei problemi causati da una discarica in fase operativa, ma non a tutti è chiaro cosa succede quando questa smette di accogliere rifiuti. Per questo proponiamo ai nostri lettori questo articolo a firma dell’ingegnere ambientale Rosa Clemente, incentrato sulla gestione post-operativa e ripristino ambientale di una discarica per rifiuti, un articolo interessante soprattutto alla luce del fatto che il 1° e il 2° lotto della discarica di Grottaglie sono già in questa fase e molto presto dovrebbe essere nelle stesse condizioni anche il 3° lotto.

Normativamente, la gestione delle discariche è regolamentata dal D.Lgs 13/01/2003, n. 36, “Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti e s.m.i.” in vigore dal 27/03/2003. Sia la citata norma che quella precedente, la Deliberazione 27/07/1984, richiedono che nella domanda di autorizzazione per la costruzione e l’esercizio di una discarica, siano presenti, oltre al piano operativo della discarica, anche le modalità di chiusura della stessa nonché il piano di gestione post-operativa e il piano di ripristino ambientale del sito a chiusura della discarica.

Il piano di gestione post-operativa riporta la descrizione delle manutenzioni da effettuare da parte del gestore della discarica, finalizzate a garantire che, anche in tale fase, la discarica mantenga i requisiti di sicurezza ambientali previsti. Tali operazioni, nello specifico, comprendono le attività di manutenzione, di recinzione e di inserimento di cancelli per l’accesso, il sistema di drenaggio del percolato, la rete di captazione, adduzione, riutilizzo e combustione di biogas, il sistema di impermeabilizzazione sommitale, la copertura vegetale, ecc
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Il piano di ripristino ambientale individua gli interventi che il gestore della discarica deve effettuare per il recupero e la sistemazione dell’area della discarica a chiusura della stessa. Il D.Lgs 36/2003, a tal proposito, fornisce specifiche procedure da seguire nel caso in cui il piano di ripristino preveda la ricostituzione di una copertura vegetale, anche se sovente si incontrano problemi legati sia all’attecchimento della vegetazione che all’esigenza di dover conferire un senso naturale mediante la scelta di essenze autoctone. I costi di gestione post-operativa per un periodo di almeno 30 anni e di ripristino ambientale sono coperti dal prezzo applicato dal gestore per lo smaltimento.

 

 

 

Un esempio di corretta gestione post operativa è rappresentata dalla discarica Amiat di Basse di Stura, che sorge in via Germagnano nella zona nord di Torino, la cui attività è terminata il 31/12/2009. Nella discarica appena dismessa è attivo un sistema di captazione di biogas, che viene convogliato in una centrale che lo trasforma in energia elettrica.

L’energia generata dall’impianto equivale al fabbisogno medio di quasi 40.000 utenze domestiche. E’ operativo inoltre un sistema di estrazione del percolato, che viene inviato, attraverso la rete fognaria, ad un impianto di depurazione. A salvaguardia ambientale sono inoltre presenti un sistema di monitoraggio delle acque di falda e del gas di discarica
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Nel sito di Basse di Stura è presente anche un buon esempio di ripristino ambientale, rappresentato dalla riqualificazione ambientale della vecchia discarica, dismessa nel 1983 e già riconvertita ad area verde di pregio naturalistico (Parco della Marmorina), caratterizzata da un’ampia varietà di flora e fauna, inserita inoltre nella zona di salvaguardia del Parco Fluviale del Po Torinese. Avrà lo stesso prologo la storia della discarica di Grottaglie? “Ai posteri l’ardua sentenza”.


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