SCARICO A MARE DI MATERIALE INQUINANTE? I CITTADINI DI TARANTO CHIEDONO SPIEGAZIONI
Di Redazione (del 10/07/2013 @ 08:12:08, in Ambiente, letto 890 volte)

"I "Cittadini di Taranto in Piazza", al termine del SIT IN tenutosi ieri (martedì 9 luglio, n.d.r.) in occasione della discussione in Camera dei Deputati a Roma del Decreto n° 61, viste le "novità" causate dallo sversamento in mare e dalle inalazioni in aria di liquidi provenienti dall'Eni, invitano le Cariche Istituzionali Comunali e Enti preposti al controllo ambientale a "rispondere" alla città su quanto avvenuto con una lettera indirizzata al Prefetto di Taranto, al Sindaco di Taranto, all’ARPA, alla A.S.L. di Taranto, all’ENI e, per conoscenza, al comando Carabinieri N.O.E. di Lecce, la stessa lettera oggi alle 11.30 verrà consegnata a mano al Prefetto".

A darne notizia è una nota del sig. Francesco Quarto, che riporta il testo della lettera: “Il giorno 08 luglio 2013, a seguito del “black out” verificatosi presso lo stabilimento dell’ENI, causato, sembra, da un fulmine durante un temporale, un grosso quantitativo di “liquido” si è riversato in mare e almeno tre torce hanno emesso fumi presumibilmente inquinanti e nocivi per la popolazione.

La fonte dello sversamento è stata localizzata nelle vicinanze dello stabilimento, nel canale dell’ENI dal quale fuoriusciva del liquido “grigiastro”. Da un nostro sopralluogo, a seguito di sollecitazioni di vari cittadini il danno, a nostro parere, và ben oltre quanto sostenuto dalle autorità intervenute sul posto per prestare le prime azioni atte a fermare il flusso di liquido “sospetto” (Capitaneria ed Ecotaras S.p.A.)
.

 

 

 


Infatti, - prosegue la lettera - alle ore 21.15, si stava provvedendo ancora a fissare le panne oleoassorbenti; considerando che la fuoriuscita sia iniziata alle ore 19.30, si potrebbe tranquillamente calcolare 40/60 minuti di “uscita libera di liquido”. L’area circostante alla zona di “flusso” era irrespirabile e l’odore di gas irrespirabile.

Ritornati la mattina intorno alle ore 05.00, si poteva constatare che il “flusso” del liquido proseguiva e che un vigilante dell’azienda messo a “controllo” della zona non permetteva a nessuno di avvicinarsi
.

 

 


Alle SS.VV. poniamo i seguenti quesiti:

- se si è sottovalutato il danno visto che la Capitaneria di Porto già da ieri dava per superato il problema.

- Perché tanto “incomprensibile silenzio” intorno ad un problema che riveste sicuramente interesse globale per la comunità Tarantina?

- Come mai gli Enti hanno cercato di sminuire il probabile danno ambientale quando l'ARPA ancora non ha fornito i risultati delle analisi?

- Come mai il “vigilante di guardia” allo sbocco se la situazione era oramai “sotto controllo”?

Si richiede:
- un rapporto dettagliato delle sostanze inquinanti riversate sia in mare che in aria;
- agli organi competenti di provvedere agli opportuni accertamenti ove si riscontrino estremi di reato, ipotesi di reato e/o violazione di norme.


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