E. RAGUSA: “AL PEGGIO NON C’È MAI FONDO! ANCHE I RIFIUTI DELL’ILVA NELLE DISCARICHE DI TARANTO?”
Di Redazione (del 05/08/2013 @ 07:51:11, in Ambiente, letto 953 volte)

Da quanto riportato in questi giorni dalla stampa, sembra che le discariche dell’Ilva, piene tra l’altro di amianto, siano insufficienti sia per la continuazione delle attività dell’acciaieria che per le operazioni di bonifica.” Lo dichiara Etta Ragusa, Coordinatrice del comitato Vigiliamo per la discarica, che   afferma: “In particolare, “... Sui parchi minerali, dove sono stoccate le materie prime, Ronchi ha poi annunciato che l'azienda intende affidare i lavori entro fine agosto ma prima occorrerà risolvere il problema del deposito dei terreni che saranno smossi a seguito degli stessi lavori. Si tratta di terreni contaminati.” (Sole 24 ore 2 agosto 2013)

Dove saranno “depositati” questi terreni? Si tratta, come dice il sub commissario Edo Ronchi, di “terreni contaminati”. Siamo sicuri che non siano destinati alle discariche per rifiuti speciali della provincia di Taranto, Ecolevante, Vergine e Italcave? E qualora lo fossero, chi si preoccuperà di chiedere e ottenere controlli e garanzie per la salute e per l’ambiente?

 

 

 

 

Dopo che la Corte costituzionale bocciò la legge regionale di iniziativa popolare fondata sul principio di prossimità stabilito dall’Unione Europea, - ricorda la Ragusa - rifiuti industriali sono continuati ad arrivare nelle discariche Ecolevante, Vergine e Italcave da ogni parti d’Italia e non solo. Con il pericolo di inquinamento ambientale da metalli pesanti e con la insufficienza dei controlli che Vigiliamo e gli altri comitati continuano a denunciare da un decennio. Con il grave disagio dei cattivi odori, e con il pericolo che dissennati e criminali “giri bolla” possano convogliare in queste discariche anche rifiuti pericolosi non inertizzati e selezionati, come dimostrano i diversi processi che si sono succeduti in questi anni.

 

 

 

Ora è possibile, - continua la Ragusa - a meno di chiare e verificabili smentite, che si aggiungano i “terreni contaminati” dell’Ilva. Con quali rischi? Con quali controlli affinché il disastro ambientale invece di essere eliminato non venga semplicemente spostato da Taranto alla provincia? Perciò ORA, per tutta la Provincia è necessario e improcrastinabile effettuare un’indagine epidemiologica e avviare un registro tumori! E controlli puntuali e mirati sulla eventuale presenza di minerali pesanti nelle falde, nell’aria e nel terreno!

Cosa intendono fare i Sindaci Alabrese, Tarantino, Miccoli, Macripò? Quali garanzie si stanno affrettando a chiedere? Quali controlli sull’aria, il terreno e le falde acquifere? E il Sindaco Alabrese, ha effettuato quanto approvato nell’odg del Consiglio comunale del 4 febbraio scorso? Ha richiesto alla Provincia di attuare entro 60 giorni, attraverso l’Agenzia regionale protezione ambientale, controlli puntuali e mirati sulle matrici ambientali e in particolare su percolato e acqua? Ha avviato presso la Regione la rivisitazione della Autorizzazione integrata ambientale che scade quest’anno? Quali sono le risposte avute da Arpa e Regione?

Cittadini, comitati, mamme, medici e soprattutto pediatri, residenti nelle zone delle tre discariche per rifiuti speciali Ecolevante, Vergine e Italcave, - conclude la Ragusa - occorre riprendere uniti la mobilitazione per la tutela dell’ambiente e della salute, di questa e delle generazioni future!


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