CERAMISTI DI GROTTAGLIE, SAGGIO SUL DIALETTO: L'INTERVISTA (PRIMA PARTE)
Di Stefania Elia (del 13/09/2013 @ 10:35:00, in Grottaglie mia, letto 1210 volte)



IL CERAMISTA INTERVISTATO SI PRESENTA

(I indica l'intervistatrice, B l'intervistato)

 

I. kómọ te cáme?
B. luíǧǧi
I. lu kọňňóme?
B. santóro
I. čẹ skóla è ffáttọ?
B. la skóla ággu ffáttọ. sémpre dialéttale nó? la skóla ka ággu ffáttọ é la kuínt–elementáre.
I. da kuánta tiémpu fáče śta fatíia?
B. mma. śta fatíia la fáččo ddá. mi purtáveno a–lli kaménnere. a–lli kaménnere. llí. č–avévo kuáttro ánni. tenévo kuáttro ánni. nó. mi purtáveno ǧǧá a–lli kaménnere. ẹ kkọsí ọ kọntinuáto [+] kuálke vvólta sọ skappáto da lli kaménnere. nó. ragázzọ sémpre. ẹ/ sọ śtátu púrọ ddó fačéveno li paśtúre. pelúsọ. la famíl l a pelúsọ. l–alimentári. ppóí. sónọ skappáto. kuálke vvóta. sónọ andáto a ffiníre púre all–arọpórtọ di grọttál l e. all–arọpórtọ di li vurtágge nó. ẹ ssí. ẹ stétti púre llí. alkúni mési. ẹstívi. ke ppói. fu ssalváto dai tetéski perké féčerọ un bbọmbardaménto. ẹ kuánna fačéveno li bbọmbardaménti. nói. anzi. venívano, veníveno sémpre apparécce ka fačéveno li fọtọgrafíie nó. all–arọpórtọ. ẹ. núue skappáveno íntra lli víňňe.
I. ma è nu miśtiére ka fačéa púru sírda kuíśto?
B. nọ nọ. sírma śtáva sémpre a–lli kaménnere. érọ íio da ragázzo. ka pọ/ sa. nọ ddíko ka ti nnóia sémpre a llu śtésso miśtiére. ma kuási. il ragázzo sa. éreno ppiú volitívi. nọn č–éreno.


I. Come ti chiami?
B. Luigi.
I. Il cognome?
B. Santoro.
I. Quale scuola hai frequentato?
B. La scuola che ho frequentato. Devo esprimermi sempre in dialetto, vero? Ho frequentato la scuola fino alla quinta elementare.
I. Da quanto tempo svolgi questo lavoro?
B. Questo lavoro lo svolgo da…. Mi accompagnavano nel quartiere delle fornaci, lì, avevo quattro anni. Mi accompagnavano nel quartiere delle fornaci e così ho continuato [+] qualche volta sono fuggito dal quartiere delle fornaci, quando ero un ragazzo e sono stato anche dove modellavano le statuette del presepe, poi dai Peluso, dalla famiglia Peluso, che aveva un negozio di alimentari, poi, alcune volte sono fuggito e sono giunto sino all’aeroporto di Grottaglie dove rimasi per alcuni mesi estivi. Poi sono stato salvato dai tedeschi quando ci fu un bombardamento e quando colpivano con i bombardamenti, noi, anzi, arrivavano sempre degli aerei che scattavano delle fotografie all’aeroporto e noi fuggivamo nei vigneti.
I. Ma è un lavoro che svolgeva anche tuo padre questo?
B. No, no. Mio padre stava sempre nel quartiere delle fornaci. Ero io che ci andavo da ragazzo, che poi, sai, non dico che ci si annoia a svolgere sempre lo stesso lavoro, ma quasi. I ragazzi, sai, erano più energici
.

 

 

L’ESTRAZIONE E LA LAVORAZIONE DELL’ARGILLA

I. ẹ ddọ si piggáva l–arǧílla?
B. di li vurtágge.
I. íio sapéa di muntimésela.
B. nọ. di li vurtágge. la tinímo núue l–arǧílla. ẹ l–ámu préso. l–ámu piggáto pi ttánti ánni. e. čentináia di ánni e. l–ámu piggáto.
I. ẹ kọmọ si fatíia l–arǧílla?
B. kuánna si. śtáveno li káve. a lli kampáňňe. veníva. skaváta. ẹ ssi prendéva kuéra ccú pprofónda ka éra ccú kkọmpátta ẹ ccú mméggu nó. per pọtérla.
I. lavoráre
B. fatiá.
I. pi ffatiá. ẹ ssí.
B. pi ffatiá. a llu. a lla rọta. veníva camáta. a lla rọta. ẹ kuéra. venéveno li karrétte. ššéveno li karrétte ddá a lli káve. piggáveno l–arǧílla ẹ lla purtáveno nel períiodo. la staǧǧóne. e. la purtáveno kuá a lli kaménnere ẹ veníva. spannúta ntérra. víčino a lli puté/ nó. ẹ. fačéveno ffátto sekkáre ẹ ppói la séra. kuándo éra sekkáta. si bbuttáva íntra. ẹ śtáveno na spéče di kámmera kránne. appositaménte ppi mméttere la kréta. ppi śtáǧǧọnárla. ddá íntra. tenérla per un ánno nó. ẹ kkosí pọ/ kuéra kréta se. si pisáva ku lu mággo veníva camáto. ẹ k–éra. nu pezzétto di léňňo di álberi. di ávre d–alíie. ẹ fačéveno nu fóro a llu trónko. a llu pezzétto di trónko álto vénti čentímetri. ẹ si mmẹttéva n–ótr–ásta. si fačéva n–ótro fóro. ẹ si mmettéva. n–ótro nu pezzétto di léňňo. ẹ. ku kkuíro ddá si piggáva ẹ si bbattéva la kréta kuándo éra sékka. si mmettéva a ttérra ẹ veníva. č–éra nu kriśtiáno adátto. ke la. śtumpáva veníva camáto. nó. č–éra [+] veníva śtumpáta. ẹ kkọsí veníva śtumpáta la kréta. éra nu lavóro/.
I. fatikóso.
B. be/ ssí. si fatiáva assé/. si fatiáva assé/. ẹ. kuíro kriśtiáno śtáva tútte l l i ánni. tútto l–ánno. fíno alla víta lóro. fačéveno sémpre la śtéssa kósa. per pọtér preparár la kréta ka veníva śtumpáta. veníva fátta a mmódo ke potéva lavórare a llu tórnio.


I. Da dove si estraeva l’argilla?
B. Da Grottaglie.
I. Io sapevo da Montemesola.
B. No, da Grottaglie.
B. No, l’argilla si trova nel nostro territorio. Si estrae da anni, centinaia di anni. I. E come si lavora l’argilla? B. Quando esistevano le cave, nelle campagne, si estraeva quella argilla più profonda, che era più compatta e migliore per poterla.
I. Lavorare.
B. Lavorare.
I. Per lavorare e sì.
B. Per lavorarla al tornio. Quell’argilla veniva trasportata con i carretti che venivano portati lì alle cave. Trasportavano l’argilla e nel periodo estivo la portavano qui nel quartiere delle fornaci dove veniva distesa a terra vicino alle botteghe per farla essiccare. Poi quando la sera si essiccava, veniva portata all’interno delle botteghe, che erano dotate di una specie di camera ampia adatta a contenere l’argilla, che doveva essere stagionata lì dentro ed era necessario tenerla lì per un anno. Così, poi, quell’argilla veniva frantumata con il randello, così veniva chiamato, e che era un pezzetto di legno di albero d’ulivo. Si realizzava un foro nel pezzetto di tronco lungo venti centimetri e si applicava un’altra asta. Si realizzava un altro foro e si applicava un altro pezzetto di legno e quello si usava per battere l’argilla quando si era essiccata. Veniva posizionata per terra e c’era una persona addetta a questo compito che la pestava, così veniva chiamato. Così veniva pestata l’argilla. Era un lavoro.
I. Faticoso.
B. Beh, sì. Si lavorava molto. Quella persona svolgeva questo lavoro tutti gli anni fino alla fine della sua vita. Svolgeva sempre lo stesso lavoro per poter preparare l’argilla che poi veniva pestata. Veniva preparata in modo da poter essere lavorata al tornio
.

 

 

LA LAVORAZIONE AL TORNIO

I. kómọ si fatíia a llu tórnio?
B. si fatíia a llu tórnio. lu tórnio. a ppedáli. ku lli piéte. nó. ẹ śtáva, éra. č–éra un ásse al čéntro. di un métro. di un métro. l–ásse al čéntro di un métro. ppọ/ śtáva la bbáse di sótta. čirkọláre. di un métro di diámetro. ẹ di uno spessóre di séi sétte čentímetri. di kuíro. di léňňo ddúro. pekké éren–a ddá milióne di pitáte. per ffárlo kammináre nó. lu tórnio. ẹ si lavoráva. si mmettéva lu másso de la kréta. ku lu péte si spinčéva la rróta. la bbáse. ǧiráva ẹ ttu kreávi l l i oǧǧétti.
I. če oǧǧétte si kreáveno?
B. č–éte?
I. ke oǧǧétti si kreáveno?
B. li kapáse. śtáveno li maéśtre ka fačéveno la rróbba króssa si camáva. éreno li minzáne di várie dimenzióni nó. kkuminzáveno da lli minzáne di nu métro iérte. ẹ ppọ/ si fačéveno li kapasúne di várie. di várie grandézze. nọn č–éreno tútte uguále. di várie grandézze ẹ spessóre. grandézze. ẹ kuíre ddá. si fačéveno. alkúni pézzi si fačéveno. alkúne minzáne. śtáveno kuíre ka si fačéveno a nnu pézzo. kuíre ccú ppiččínne ppiččínne. pọ/ śtáveno kuíre ka si fačéveno a ddúue pézzi. un pọ/ ccú ggránde. di nu métro ẹ ọttánta nu métro ẹ ččinkuánta. ẹ kuíre pọ/. kuánna si assikkáveno vinéva ttakkáto lu maníko a lli kapasúne a lli minzáne. a lli kapáse púru nó. śtáveno parécce oǧǧétte ti. di várie fórme ẹ di várie grandézze.

I. Come si lavora al tornio?
B. Si lavora al tornio manuale, con i piedi. C’era un asse al centro, lungo un metro, poi c’era il volano circolare di un metro di diametro e con uno spessore di sei – sette centimetri, di quel legno duro, perché doveva subire milioni di pedate per farlo girare e così si poteva lavorare al tornio. Si metteva il pezzo d’argilla, con il piede si spingeva il tornio, il volano girava e si creavano gli oggetti.
I. Quali oggetti venivano creati?
B. Cosa?
I. Quali oggetti si creavano?
B. I vasi cilindrici in terracotta. C’erano i maestri artigiani che realizzavano manufatti di grandi dimensioni. Si realizzavano le brocche di creta di varie dimensioni. Si cominciava dalle brocche di creta alte un metro e poi si realizzavano i grandi recipienti di creta, di varie grandezze. Non erano tutti uguali, di varie grandezze e spessore. Alcuni di quei manufatti, in particolar modo, le brocche di creta, erano realizzati con un pezzo d’argilla, in questo modo venivano realizzati i manufatti più piccoli, poi c’erano quelli che si realizzavano con due pezzi, che erano un po’ più grandi, poi c’erano i grandi recipienti di creta che si realizzavano con tre pezzi, ovvero i manufatti di grandi dimensioni, alti un metro e ottanta o un metro e cinquanta. Poi, quando si essiccavano, veniva applicato il manico ai grandi recipienti di creta, alle brocche di creta e anche ai vasi cilindrici in terracotta. C’erano parecchi oggetti di varie forme e dimensioni
.

 

 

Il presente articolo è una riduzione ed un adattamento di alcune parti della tesi di laurea in Dialettologia Italiana della dottoressa Stefania Elia, intitolata “I CERAMISTI DI GROTTAGLIE - SAGGIO LINGUISTICO” e presentata nell’Anno Accademico 2011 – 2012 presso il corso di laurea in Filologia Moderna - Facoltà di Lettere e Filosofia della Università degli Studi di Bari. Non è consentito l’utilizzo e la riproduzione in tutto o in parte, con alcun mezzo, di quanto pubblicato senza il preventivo ed esplicito consenso della autrice, che può essere contattata alla email stefania.elia@alice.it (N.d.R.)


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