SAN MARTINO DI TOURS. IL SANTO DEL CORAGGIO, DELLA GENEROSITÀ E DELLA FEDELTÀ
Di Cosimo Quaranta (del 11/11/2013 @ 06:38:45, in Tradizioni, letto 1346 volte)

S. Martino è uno dei santi più noti della cristianità ed uno di quelli a cui è tributata più venerazione. Già in occasione della solennità di tutti i Santi, il 1° novembre, abbiamo citato questo insigne maestro di vita cristiana ricordando come fu il primo santo non martire della storia. Egli, infatti, fu uno dei primi ai quali il popolo di Dio riconobbe e attribuì la santità, sebbene non avesse versato il sangue per la fede come molti altri del suo tempo.

Ciò accadde perché il cristianesimo non era più una religione ferocemente perseguitata, bensì tollerata all’interno dell’impero romano. È stato il modo eroico di vivere il dettame del Vangelo e la carità verso gli altri che hanno portato a questo riconoscimento e a credere che proprio per questo si può ugualmente definire “martire” Martino. Del resto martire significa “testimone” e per questa ragione l’antico Messale di Bobbio recita che “Egli è certamente martire in cielo, perché sappiamo che non Martino è mancato al martirio, ma il martirio è mancato a Martino”.

 

 

 

Le fonti storiche su Martino sono il “De vita beati Martini liber unus” di Sulpicio Severo, suo primo e diretto discepolo e il poema “Vita Sancti Martini” di Venanzio Fortunato. Egli nacque tra il 315 e il 317 a Sabaria (allora Pannonia e ora Ungheria) da una nobile famiglia pagana. Il padre era un ufficiale dell’esercito e per tale ragione chiamò il figlio con il nome del dio Marte, la divinità della guerra. Quando con la famiglia si trasferì in Italia, il giovane conobbe il cristianesimo e si convertì, tanto che si iscrisse al percorso catecumenale per ricevere il Battesimo, ma fu molto contrastato dai genitori.

Per questo all’età di quindici anni fu costretto dal padre al giuramento militare; così Martino interruppe gli studi umanistici, che nel frattempo aveva intrapreso, e il sogno del Battesimo si allontanò. Dopo poco tempo fu trasferito nella Gallia, l’attuale Francia, prima a Reims e poi ad Amiens; poiché figlio di un ufficiale fu subito promosso di grado diventando un circitor, il cui compito consisteva nella sorveglianza delle guarnigioni e nelle ronde notturne. Risale a questi anni la leggenda del mantello la quale lo ha reso famoso soprattutto nell’iconografia e nell’arte cristiana. Durante l’inverno del 338 (o 339) ad Amiens era di guardia alle porte della città, come al suo solito. Mentre era con gli altri soldati, passò un mendicante seminudo il quale chiese l’elemosina; Martino purtroppo non aveva denaro con sé, forse perché lo aveva già dato, né altri beni all’infuori del mantello con cui si stava coprendo e le armi. Allora tagliò prontamente in due la sua cappa condividendola con il povero il quale proseguì per la sua strada.

La notte, in sogno, gli apparve il Signore Gesù il quale, coperto con il mantello di Martino, parlando agli angeli esclamava: “Ecco qui Martino, il soldato romano non ancora battezzato, che mi ha rivestito!” Egli aveva messo in pratica il Vangelo quando Gesù dice: “Ero nudo e mi avete vestito... Quando avrete fatto una di queste cose ad uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,31-46). Immediatamente il santo riprese la ferma volontà di essere battezzato e ciò avvenne nella Pasqua del 339. Per venticinque anni continuò la carriera militare, fino al 356 quando, ormai promosso a ufficiale della guardia imperiale, chiese il congedo.

Specialmente in questo stato di vita dette testimonianza del suo essere cristiano mostrandosi sempre comprensivo e affabile. Non trattava da schiavo il servo che era costretto ad avere (era infatti un costume dell’epoca), ma anzi lo considerava un fratello.

 

 

 

Quarantenne partì prima per Worms e successivamente per Poitiers; in quest’ultima città era vescovo un altro grande santo dell’epoca: Ilario. Questi accolse Martino con benevolenza e lo istruì nella dottrina cristiana mettendolo soprattutto in guardia dall’eresia ariana. Con Ilario iniziò il cammino verso il sacerdozio e dopo un po’ di tempo sentì l’esigenza di ritornare a casa per annunciare il Vangelo ai suoi parenti; così si convertì la madre e, partendo dalla Pannonia, iniziò l’accesa battaglia contro l’arianesimo.

Dopo essere stato cacciato dagli ariani fuggì in Italia, a Milano, ma anche qui fu costretto a scappare in seguito a nuovi oltraggi e minacce. In compagnia di un presbitero, si rifugiò allora a Gallinara in Liguria, dove condusse vita eremitica. Il soggiorno a Gallinara fu interrotto nel 360, quando Martino, appresa la notizia del ritorno di Ilario dall’esilio in Frigia e lo raggiunse a Poitiers. Negli anni a seguire fondò un paio di monasteri: a Ligugé il primo esempio di fondazione monastica dell’Europa occidentale e a Marmoutier un secondo centro di vita religiosa.

Martino si dedicò ad una intensa vita ascetica e all’attività pastorale nelle campagne e ben presto fu circondato da molti discepoli. Risalgono, inoltre, a questo periodo il racconto di alcuni miracoli operati da Martino, come la resurrezione di due morti. Alla morte del vescovo di Tours, Liborio, iniziò l’ultimo tratto della vita di Martino il quale fu chiamato ad essere vescovo di quella città; nonostante le sue resistenze e contrarietà, venne consacrato Vescovo di Tours il 4 Luglio 371. Da vescovo iniziò una grande opera di evangelizzazione preoccupandosi di raggiungere le campagne; queste, infatti, non erano ancora cristiane per via della scarsa raggiungibilità, così i missionari – se così vogliamo chiamarli – non vi erano ancora giunti.

Da vescovo governò la diocesi per 26 anni, predicando il Vangelo e custodendo una particolare attenzione per i poveri. Nell’autunno del 397, superati gli ottant’anni, partì per Candes, una zona della diocesi sconvolta dalle divisioni nate nel clero. Dopo aver portato pace tra le parti, mentre stava rientrando a Tours, si ammalò gravemente di una forte febbre che nella notte dell’8 novembre di quell’anno lo portò alla morte. Gli abitanti di Tours riportarono in città il corpo e furono celebrate le esequie l’11 novembre, giorno che da allora è diventata la data della commemorazione liturgica.

Si narra che tanta fu la fama di santità che, senza contare quanta gente partecipò ai suoi funerali, soltanto i monaci presenti arrivavano a duemila unità. Negli anni a venire sul luogo della sua tomba fu costruita una basilica.

 

 

Caratteristiche di San Martino sono state il coraggio della fede e la generosità verso tutti. Anche solo queste due virtù, vissute eroicamente, sono la testimonianza di una vita donata al Signore e ai fratelli. Essa può apparire una vita sprecata, ma come mai dall’esempio di questi santi ci accorgiamo che la loro fu invece una vita ricca? Questo avviene perché è il Signore che da la forza di testimoniarlo e da anche la grazia di vedere realmente la propria vita come santa e realizzata.

Siate coraggiosi anche voi – esclamò il beato Giovanni Paolo II parlando di San Martino – nel vivere e testimoniare la vostra fede cristiana, convinti che essa è veramente la soluzione dei più gravi problemi della vita! Siate generosi anche voi, sempre, verso tutti, con amore, con carità, con spirito di sacrificio, sicuri che la vera gioia si trova nell’amare e nel donare!” (11 novembre 1981). San Martino è entrato nella tradizione popolare per cui si dice che “A San Martino ogni mosto diventa vino”, infatti è attorno a questa data che molti vini hanno completato la fermentazione. Inoltre è entrato anche nel vocabolario perchè infatti, è il termine “cappella” per indicare la parte laterale di nicchia e con altare di una Chiesa; sembra infatti che derivi da “cappa”, cioè il mantello, in quanto così si iniziò a chiamare il luogo in cui fu custodito il mantello miracoloso del santo. Da qui anche il nome del “cappellano” quale custode della cappella.

 

 


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