SAN NICOLA, IL SANTO AMATO DAI RUSSI CHE HA ISPIRATO BABBO NATALE
Di Cosimo Quaranta (del 06/12/2013 @ 05:54:47, in Tradizioni, letto 1452 volte)

Che babbo Natale sia una delle maggiori attese di fine dicembre non ne avevamo dubbi, ma quanti conoscono il legame tra il fantastico portatore di doni e l’antico San Nicola? E ancora di più quanti saprebbero dire se vi è un legame con Grottaglie in quanto a presenza nelle nostre chiese? Di lui si tramandano tante leggende tanto che non si riesce a ben distinguere il limite che separa storia e fantasia.

Ogni anno viene riproposto nelle campagne mediatiche il vecchietto dalla barba bianca, simpatico e generoso; ma ora vediamo meglio chi sia questo babbo Natale, anche noto in Germania come Nikolaus o nei paesi anglosassoni come Santa Claus. Vedremo che il legame tra il santo vescovo e il mitico personaggio natalizio è la generosità. San Nicola nacque attorno al 260 a Patara, grande città portuale turca, e il suo nome in greco significa “popolo vittorioso”. Su di lui l’archimandrita Michele vissuto nell’VIII secolo scrisse una biografia dalla quale possiamo trarre elementi storici e leggendari.

Fu vescovo di Mira, in Licia, nel IV secolo e sono alquanto curiose le leggende legate alla sua persona. Ad esempio la Leggenda aurea, uno dei numerosi documenti, narra che già da bambino dette l’impressione di grande ascesi. Così racconta che, ancora lattante, il mercoledì e il venerdì rifiutasse il latte materno, quasi come segno di una futura vita da asceta. Fatto poi più giovanotto si distinse tra i coetanei per la maggiore frequentazione della chiesa; fu molto aiutato anche dall’educazione cristiana che ricevette.

 

 

 

In seguito, i vescovi locali, raccolti in concilio, lo elessero vescovo di Mira. Elevato a questa condizione si racconta che si prese cura del gregge affidatogli distinguendosi per la generosità. Ecco allora alcuni episodi che ci raccontano, seppure al confine tra storia e mistero, di questo suo carattere attento e prodigo. Quello con cui inizio ci permette di comprendere perché nell’arte pittorica e iconografica si sia affermata la tendenza di raffigurarlo con tre sfere d’oro in mano.

Si racconta che un uomo divenne molto povero e viveva con tre figlie non ancora sposate nei pressi della sua casa. Essendo grande l’urgenza di poter mangiare e vivere dignitosamente, decise di provvedere al bene della famiglia andando proprio contro una delle cose che cercava: la dignità. Infatti aveva deciso di far prostituire le tre figlie e San Nicola lo venne a sapere. Per evitare il vilipendio contro la dignità e l’umanità delle ragazze, il vescovo si recò di notte presso la casa dell’uomo e vi lanciò attraverso la finestra tre sacche di monete d’oro.

San Nicola vi andò per tre volte, portando un sacchetto alla volta, e lo fece di notte, per non essere scoperto. Per tanta generosità, la famiglia fu salvata da una povertà evidentemente asfissiante e le tre ragazze poterono anche sposarsi con la dote ricevuta. Con questa storia rispondo anche alla seconda domanda con cui aprivo l’articolo. Scopriamo infatti che, nella Chiesa del Carmine, antico gioiello cinquecentesco, è custodita una tela del santo che è ben visibile sull’altare. Possiamo riconoscere infatti il santo dalle tre sfere d’oro che tiene sul Vangelo e dagli abiti vescovili di cui è vestito.

 

 

 

Il numero tre sembra ricorrere nella storia di San Nicola tanto che un altro fatto prodigioso fu la resurrezione di tre ragazzi uccisi da un oste che ne avrebbe voluto vendere la carne. Con questa storia è spiegata anche la presenza dei tre bambini che escono dalla botte di legno, raffigurati in alcune icone e alcuni quadri del santo, come quello già citato della chiesa del Carmine. Simmetrica a questa vi è la più verosimile storia dei tre condannati a morte salvati dall’esecuzione. Sembra infatti che i tre uomini furono ingiustamente condannati e San Nicola, avvicinandosi al carnefice, gli tolse la spada di mano, liberò gli uomini dalle catene e urlò che avrebbe dato la sua vita in cambio di quella degli innocenti.

Più noto rispetto a questi episodi è il legame del santo vescovo con i marinai. Si racconta, infatti, che salvò dei marinai trovatisi nel bel mezzo di una tempesta e ai quali apparve. Egli fu invocato a protezione e al suo apparire si placò l’uragano che li aveva colti. Oltre il prodigio, la preoccupazione del vescovo in questo episodio era duplice; egli infatti attendeva da quei marinai un carico di provviste da distribuire ai suoi fedeli. Anche qui accadde il miracolo: nonostante la burrasca, la merce fu tutta salva. Come San Nicola liberò dal pericolo di morte dei marinai, così egli fu a sua volta messo in salvo da questi.

È infatti grazie alla ciurma di 62 soldati baresi che il suo culto si diffuse nel mondo. Pare che nel lontano 1087 costoro andarono nella cattedrale in cui le spoglie del santo erano custodite e le trafugarono per metterle in salvo dalla deleteria e profanatrice invasione musulmana. Quegli uomini coraggiosi trovarono il luogo in cui l’aghios Nikolaos (così si chiama in greco) riposava e ne trafugarono i resti prima che la chiesa fosse devastata. Infine, come in mare Nicola salvò dei marinai, così ora dei marinai lo salvarono in terra e lo portarono a Bari.

L’ingresso trionfale avvenne il 9 maggio 1087 e in onore a San Nicola fu costruita l’omonima basilica, oggi custodita dai padri domenicani.

 

 

 

Tanta è la devozione verso il santo vescovo di Mira che passeggiare oggi per le vie del centro storico di Bari significa poter ascoltare il russo, parlato quasi comunemente quanto il dialetto. Succede questo in virtù della presenza delle spoglie del santo per cui la basilica è diventata in Puglia la meta preferita di Russi e orientali in genere. Le reliquie non sono visibili al pubblico per motivi di sicurezza. Infatti, per essere messe al sicuro, furono interrate dagli stessi marinai che le portarono e coperte da alcuni lastroni di marmo.

Le ricognizioni sul corpo furono l’evento più clamoroso degli ultimi anni. Aperto il sarcofago si trovarono davanti ad una immensa sorpresa: il corpo del santo era zuppo di una acqua biancastra. Essa è la famosa manna di San Nicola, che la tradizione riporta alla memoria in virtù di alcune proprietà taumaturgiche che le sono state legate.

Ancora oggi il miracolo si ripete tanto che dal 1980, la manna viene annualmente prelevata il 9 maggio, festa della traslazione del corpo, dal Rettore della Basilica e poi, diluita in acqua e messa dentro alcune ampolle più piccole, viene distribuita ai fedeli.

 

 

 

Nella storia della Chiesa San Nicola è importante per il suo impegno di evangelizzazione e di lotta alle eresie. Giovane vescovo si impegnò molto nella lotta contro il paganesimo che fu una delle motivazioni principali della sua predicazione. Contro le eresie infine si scagliò perché, come è ben riconosciuto, esse minano l’unità della Chiesa. In maniera particolare si adoperò per correggere l’eresia ariana, nata dal pensiero del sacerdote alessandrino Ario.

Costui propugnava l’idea che il Figlio di Dio, Gesù, non fosse Dio come il Padre. Ma sappiamo bene, per divina rivelazione, che tutta la Trinità è Dio alla stessa maniera, secondo la medesima natura. Fu per questo motivo che partecipò ad una delle assise più grandi della storia della Chiesa: il Concilio di Nicea del 325. Chiese dedicate a San Nicola ve ne sono a migliaia nel mondo. Basti pensare che se ne sono contate circa 6.000 di cui 1.500 solo in Russia. La più nota resta certamente la basilica di Bari, per cui molti confondo il santo chiamandolo San Nicola di Bari e non piuttosto di Mira.


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