SE FOSSI VENDOLA, MA NON LO SONO E SONO CONTENTO DI NON ESSERLO…
Di Pierfranco Bruni (del 27/12/2013 @ 06:51:27, in Cultura, letto 892 volte)

Se fossi Vendola, il Niki, ovvero Presidente Giunta Regione Puglia, mi dimetterei. Se fossi ma non lo sono e quindi a cader ogni ragione di buon proposito tutto ci sta. Ma se fossi il Niki, ovvero Vendola, mi sentirei indignato di ore e ore di interrogatori e abbandonerei il parlume di parole ad altri mestieri e ritornerei a fare il poeta vagabondando tra pensieri belli per lasciar al doman la certezza di essere stato poeta.

Se fossi il Vendola, ma non lo sono. Che tristezza questi comunisti. Che tristezza i seguitori di un comunismo che continuano a chiamarsi sinistra. Ma quale sinistra? Cosa è la sinistra? Se fossi il Vendola, mi chiederei qual è la distinzione tra il sinistrismo e il destrismo del berlusconismo?

 

 

 

Qual è, signori della Corte dei Tribunali Inquisitori Rifondaroli Comunisti, ciò che differenzia Vendola da Berlusconi? Io da “testologo”, come mi ha definito con pungente ironia mio figlio, mi sforzo a capire le ragioni della politica ma non ci riesco più. Sarà la debordante crisi? La Crisi? Ma c’è veramente la crisi? Non ci illudiamo. Siamo tutti, dico tutti (alzasse un dito chi non ha comprato un torrone un panettone e uno spumante) spendaccioni e in questi giorni abbiamo speso fior di quattrini in superfluo.

Vendola, il Niki, non è mai stato un Comunista. Ha cercato di trasformare il liberalismo dei Soviet ma è stato sempre vigile ad imitare Berlusconi. Tutti si sono esercitati ad imitare il Capo della suprema corte anticomunista. Dai, non facciamo scherzi. Ciò che ha guidato questi nostri anni non è stata la politica e neppure una ragione della politica, ma la ragione dell’invidia, della gelosia, del copiare o dell’imitare… I girotondini vassalli di un feticcio marxista e di bella presenza girano ancora a vuoto… Nanni Moretti continua a mangiare nutella e Santoro barcolla toccando realmente l’anno zero.

Ci resta il cantatore di Dante ma è ormai finito come Dante in esilio insieme alla sua vita bella e il bello che non fa ridere più nessuno tranne i polli e le galline che sono rimasti ancora nel recinto…

 

 

 

E lui, il Vendola, sventola la bandiera dalla torre della Puglia credendosi un redivivo Federico… Facevi bene, caro Nikita, a restare poeta, perché i poeti possono divertirsi con il loro giullarismo come fece il Cecco, ma ora più non puoi perché ho notato che ti tremano le corde delle parole quando reciti il rosario del vocabolario giustificante della politica… Le vite cambiano per non far mutare le storie… E pensare che ti ho anche antologizzato in una antologia di poeti italiani tradotti in albanese e l’ho fatto per darti la possibilità di restare poeta, anche se mediocre poeta, e nonostante il mediocre ti ho concesso il beneficio di un Premio di poesia… Non ricordi?

Io so e ci sono le foto che ti immortalano come Vate… Ma lasciamo agli storici della letteratura questa parte… Ora è tempo di rincasare. Caro Niki, la scommessa è stata persa. La politica della Regione Puglia è fallimentare e tu ti ostini a porre finestre e porte ad un palazzo, quello della sinistra, pienissimo di bifore. Non permettere di far sventolare bandiere. Hai cercato di imitare Berlusconi come tutti, dimmi di no se ci riesci, ma cadendo Berlusconi cadranno tutti gli imitatori e il circo resterà senza giocolieri.

Se fossi in te rileggerei il marinaio e il vecchio, prenderei una barca e partirei non per Cuba ma per le isole tremanti e lì ubicherei le mie riflessioni… Se fossi Vendola, ma Vendola non sono e Vendola non voglio essere… Se fossi Vendola farei la danza di fine d’anno e invece del rosso brinderei con il bianco… e invece di lasciare al vento bandiere gialle, delle nostre giovinezze, innalzerei una bandiera bianca, senza scudocrociato, soltanto bianca e partirei alla ricerca di parole perdute e abbandonate e ritornerei tra qualche anno con il lessico della politica mancata distribuendolo a tutti gli indiani rimasti nella riserva…

Sarebbe ora, caro Presidente di annunciare le dimissioni… Ci vuole soltanto coraggio e coerenza. Due virtù ma di questi tempi se ne sono perse le ombre e le tracce. Addio caro Niki. Dante è in esilio ed è bene che ci rimanga. Campana è un folle e non smette di regalare poesie. Letta sembra un moralista che non ha consapevolezza dell’inquieto esercizio della politica. Renzi domina la scena non capendo nulla di politica. Alfano è il sorriso che è stato. I destri e i sinistri sembrano codici assicurativi. E tu?

Se fossi Niki, come non lo sono, non lo sarò e mai vorrei esserlo mi imbarcherei oggi stesso… Se ci fosse Pasolini ci leggerebbe una sua Lettera Luterana… Incipit di un Comunismo caduto ai piedi del Liberalismo tra l’invia e la gelosia…


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