LETTERA PER UN ANNO TRACCIATO, LETTERA PER UN ANNO CHE VERRĄ
Di Pierfranco Bruni (del 01/01/2014 @ 06:18:02, in Cultura, letto 846 volte)

Ci sono sempre appuntamenti che segnano la vita. Inaspettati. Incontri che vanno anche oltre lo stesso diario degli appuntamenti prefissati. Incontri che sono viaggi o viaggi che si definiscono nelle stagioni. Stagioni fatti di tempo e tempo inesorabile che cammina tra le pieghe del nostro essere e dei nostri vissuti, che sono diventati vita, testimonianza, storia.

Oltre la cronaca c’è sempre la “missione” che le civiltà del nostro essere hanno trasmesso ai nostri cuori: dai nostri genitori ai nostri figli. Siamo figli e restiamo tali tra l’essere genitori ed essere custodi di un amore immenso che è quello della cristianità dei cuori: dall’impossibile al sempre possibile sorriso. Riscoprire ogni giorno, superando le difficoltà, le quotidianità, la superbia ricevuta e l'intolleranza, a volte, donata la danza del sorriso nei nostri occhi.

Una danza che possa essere speranza e restare speranza nei nostri cuori. Per offrire un sorriso dobbiamo essere sempre riguardosi e impareggiabili con noi stressi. Dobbiamo amarci per portare onde d'amore. Le onde del nostro cuore sono un filtro tra una stagione e l'altra e guidano il nostro stare con gli altri, restando sempre in ascolto e hanno la forza di agitare gli aquiloni e di non smettere mai di costruire barchette di carta lungo i nostri cammini.

 

 

Quando avremo smesso di costruire barchette di carta, nella nostra anima, vedremo, sentiremo, che quel sorriso comincerà a tacere e a chiudere le finestre lasciando sul davanzale ore sconfitte. Noi non possiamo permetterci ciò. Non dobbiamo. Perché il nostro compito di figli, di genitori, di uomini, di donne che vivono il cammino della vita nella vita è sempre quello di vigilare. Vigilare non significa trasmettere segnali di ubbidienza. Vigilare i passi nella cerca dell'amore: perché solo così, “nascostamente come Gesù a Nazareth”, come insegna Charles de Foucauld, saremo sentinelle della carità, della pietà, della vitalità.

Quali sono i nostri appuntamenti? Spesso ci siamo chiesti di dare una risposta a questa domanda. I nostri figli sono l'appuntamento nella vera ubbidienza che porta il sorriso lungo la strada del coraggio. Oggi, in un tempo in cui solo la fede può tracciare i segni della luce nella Grazia, vivendo la speranza, abbiamo bisogno di testimonianze e di riferimenti per essere riferimenti lasciando testimonianza di impeccabile bene.

I nostri genitori sono e sono stati i porti sicuri dai quali siamo partiti, ai quali siamo ritornati, e che sempre ci saranno perché sempre resteranno dentro di noi e saranno àncore per l'eternità, e anche quando le distanze ci sembreranno lontananze infinite ci sarà sempre una voce che legherà il nostro presente con ciò che la memoria o le memorie rappresentano nel viaggio che camminiamo e che ci cammina dentro. Ci sono stati giorni difficili nell'intreccio dei silenzi e di malinconie che non abbandonano le nostre vie. Ci sono stati giorni difficili e ci siamo legati sempre più alla preghiera per non sentirci soli. Si è soli, si può essere soli ma non da soli. E la stella scaccia sempre le ombre.

La luce allontana il filo dell'orizzonte che strappa il buio dalla ragnatela dell'anima. La luce e il sole sono i fili sui quali scommettere, con la mai mancata provvidenza, per un rischio che vale lo spaginamento del tremore, del timore, del dolore.

 

 

Dobbiamo spaginare sempre il buio e la notte rischiando per la bellezza che ci salverà. Siamo camminatori non nei dubbi ma nella fede. Mai le ombre potranno assalirci se nei nostri cuori la barriera dell'umiltà dell'amore solcherà ogni tempo, attraversando in ogni tempo i deserti. Mai restare ad osservare i deserti. Il nostro compito e il nostro augurio è quello di attraversarli coerentemente non perdendo mai la fiducia, quando si presenteranno, con lo sguardo della speranza nella provvidenza, con il silenzio dell'osservanza nella pazienza.

Santa Teresa di Lisieux ci ha consegnato un grande insegnamento: “Non ho altro mezzo per provarti il mio amore se non quello di gettare dei fiori, cioè di non lasciar sfuggire nessun piccolo sacrificio, nessun sguardo, nessuna parola, di approfittare di tutte le più piccole cose e farle per amore...”. E ancora: “Come può un'anima così imperfetta qual è la mia aspirare a possedere la pienezza dell'Amore?”. E metaforizzando le sue parole si potrebbe dire che non avrebbe senso raccogliere i fiori da rami senza spine. Più “le spine saranno lunghe e pungenti” e ancora di più la raccolta dei fiori avrà una sua melodia e questa melodia non sarà la mia la nostra melodia. Sarà il dono ricevuto e il dono offerto. Il dono che dobbiamo sempre offrire nell'accoglienza e nella certezza che ogni temporale sarà vinto dall'arcobaleno e ogni arcobaleno sarà l'immagine della luce nuova.

C'era una volta un antico profeta che raccontava storie. Abitava le piazze e le vie dell'alba. Conosceva il dolore ma era sempre nella “cerca” dell'amore. Aveva il sorriso negli occhi e regalava sogni perché era convinto che soltanto il sogno può renderci liberi e veri. Un bel giorno incontrò un'aquila e una tartaruga che con gli occhi dentro gli occhi si recitavano le loro avventure. L'aquila disse alla tartaruga: “Tu non potrai mai conoscere le ali del vento e il vento che taglia le cime delle montagne...”. La tartaruga, con la sua lentezza come una lumaca su un cavalo, rispose: “Sì, è vero. Io non so cosa è il volo, ma conosco la pazienza e so essere felice, come sai essere tu felice volando, perché porto sul mio tetto tutte le lune che tu cerchi e se vuoi resta un po' con me: ti insegnerò a non aver fretta”. L'aquila, con la sua eleganza, osservò la tartaruga e spiccò il volo.

Dopo una stagione ritornò e ritrovò ancora la tartaruga nello stesso posto dove l'aveva lasciata. Disse: “Già è passato un anno e un anno nuovo è tra le ore di questi attimi e ritrovandoti è come se nulla fosse mutato. Mi guardi con la felicità negli occhi ed io non sono meravigliata. Ho soltanto capito che bisogna usare il cuore per ritrovarsi e per continuare lustro dopo lustro a vivere la gioia di esserci e di amare”.

La tartaruga con la consueta armonia rispose: “Non pensare che non sia cambiato nulla. Un anno dopo l'altro la sabbia, l'erba, l'acqua che abbiamo intorno come il vento le montagne le vette le praterie i mari sembrano restare come un'incollatura su uno specchio. Semplicemente muta lo specchio. Ma tu ed io restiamo nei passi del sorriso per vincere...”. Il profeta ascoltò il loro dialogare. Con una mano chiese di interloquire e citò una frase da un libro che aveva tra le mani: “Non basta dare a chi chiede: bisogna dare a chi ha bisogno...”.

Così si concluse questa vicenda. La frase citata è ancora di Charles de Foucauld. È passato un anno. Un anno insieme. Altri anni abbiamo lasciato nella morsa del tempo. È passato un lustro... altri lustri ancora insieme per amore, soltanto per amore... Siamo custodi dell’amore e missionari per amore. Una vita, e non basterà una vita soltanto per dirsi tutto il nostro bene, tutto il nostro amore possibile oltre la maree, oltre i venti, oltre le ombre e le assenze e sempre con il sorriso, con la pazienza, con la gioia, con la misericordia, con la bellezza di Dio.

E ogni anno che avanza non solo una promessa, ma un giuramento: non di essere più buoni ma di essere semplicemente nel bene, non di amare di più ma di amare con il coraggio dell'amore, non di essere più pazienti ma di portare armonia nella conoscenza, non di restare soltanto fedeli in Cristo ma di essere nella cristianità, non di lavorare di più ma di lavorare con la gioia, non di essere tolleranti ma di essere pazienti nella Grazia, non di pregare nei nostri cammini il nostro Dio ma di restare, per amore, sentinelle di Dio nella fortezza che ognuno di noi possiede, non di consumare parole ma offrire gesti, non di dare consigli ma essere presenti con gli esempi, non di discutere di amore ma di amare, non di sfuggire la realtà ma di vivere da guerrieri della speranza e della luce.

Per i nostri figli, per i nostri porti nel cuore dei nostri padri e delle nostre madri, per noi che seminiamo, con la “cerca” della bellezza, i sorrisi di domani… Per noi che non smetteremo di amare...


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