L’EUROPA CHE PUO' SUPERARE LE MACERIE Č QUELLA DELL’UMANESIMO DELL’INCONTRO
Di Pierfranco Bruni (del 04/02/2014 @ 06:15:30, in Cultura, letto 780 volte)

Quale Europa in una cultura dell’umanesimo? C’è una realtà geografica che si muove in un’idea di geo – politica delle conoscenze e dei confronti. Le epoche ci hanno proposto, nel tempo della storia, diverse Europe. Sino al 1860 in Italia l’Europa aveva una sua dimensione sia storica che letteraria definita in quella linea marcante che faceva da limite un territorio qual è stato il Regno di Napoli.

L’Europa che abbiamo conosciuto come mondo Occidentale dal Regno di Napoli in poi diventava non il Sud dell’Europa, ma la straordinaria convergenza di due Mediterranei. Quello che legava Napoli alla Sicilia, con il Regno delle Sicilie e poi il Regno di Napoli ben articolato e allargato anche tra i confini o le frontiere dei territori del Vaticano.

Quello, poi, della striscia meramente Mediterranea che tagliava l’Africa del Nord con un’Italia considerata araba.

 

 

 

C’è un problema di fondo che si è sempre manifestato, oltre questa mia cesellatura, all’interno dell’Europa. Ed è quello di non aver mai compreso, in termini culturali, il mondo Mediterraneo. L’Europa non può viversi nella spaccatura tra la caduta dell’Impero Romano e il mondo degli Orienti, considerato che l’Impero Romano inglobava le culture dei legami tra Oriente ed Occidente. Tuttora c’è un taglio tra l’Europa occidentalizzata, l’Adriatico e i Mediterranei.

Ma anche l’Adriatico, pur volendolo considerare una dimensione dei Mediterranei, presenta le sue diversità. Ovvero l’Albania è occidentale in alcune chiose culturali ma resta adriatica con delle spaccature tra mondo musulmano – ottomano e realtà derivanti dal socialismo reale marxista. Così i Mediterranei sono fette di una espressione culturale abbastanza eterogenea. Nella stessa scavatura storica non possono essere inserite il Marocco, l’Algeria, la Striscia di Gaza e poi pensare alla Grecia e a Malta. L’Umanesimo ha una sua tradizione che vive tra le radici della Mesopotamia, come vive tra le pagine del Corano che traccia i valori e la religiosità dettate dal Nuovo Testamento.

Così tutto quel mondo che viene definito della via della Seta. Già il concetto buddista del Namastè ha una sua profonda coscienza umanistica. Il Dante che a volte comprendiamo e a volte leggiamo soltanto, è il Dante della sintesi di civiltà. Purtroppo c’è una formazione, che è quella cattolica intollerante, che ha mal posto l’interpretazione di Dante. Dante non è semplicemente l’interprete dell’Occidente. È l’orizzonte e l’isola della tradizione omerica e virgiliana certamente, ma è soprattutto quel mondo orientale la cui eredità islamica va ricontestualizzata in tutto l’occidente.

Se si vuole realmente capire l’Europa in un tempo di sradicamenti di pensiero, come ebbe a dire Benedetto XVI, bisogna necessariamente ricondurre il processo storico europeo non soltanto alla comprensione degli Occidenti.

 

 

 

L’Umanesimo è soprattutto nel tentare di “sostituire” il concetto di individuo con il concetto di persona. Le ombre e le idee di Giordano Bruno sono in quella luce che va abitata, non solo metaforicamente, nel linguaggio dell’anima e della metafisica ben definita da Maria zambrano. È “leggero”, e quindi per molti aspetti diventa frivolo, incardinare l’Umanesimo nella sola cultura dell’Occidente. Giovanni Pascoli, ben radicato nella storia dell’Occidente, ha posto come viaggio esistenziale l’omericità con il buddismo che si rintraccia nella poetica del “fanciullino” sino ad avvertire il bisogno di dialogare con la Libia.

Ma se Omero non è superato neppure Seneca è esiliato, e se Agostino porta il suo Mediterraneo nel cuore dell’Occidente bisogna spaginare l’idea di una unita Europa nell’Europa. La cultura dell’Umanesimo ha senso se le Europe non si incontrano tra Nazioni dell’Europa e i Mediterranei bisogna considerarli inclusivi. Ecco perché Dante è stato sempre mal posto e mal proposto. Uno dei cardini dell’Umanesimo resta San Paolo. Ciò che unisce è il tema del viaggio. Ciò che divide è l’esperienza della fuga.

L’Umanesimo si caratterizza per questo saper raccogliere le istanze di una civiltà che recupera il radicamento. Le distanze sono sradicamento. L’Europa, in una cultura dell’Umanesimo, non può essere una civiltà della supremazia. Piuttosto della comprensione. Le civiltà sono nei “tagli” dei popoli e i popoli si dichiarano, appunto, per la loro tradizione. Ci sono forme etniche e modelli antropologici, ci sono lingue e linguaggi. Bisogna ricostruirlo un modello di umanesimo e per ricostruirlo bisogna partire dalla considerazione che nulla è relativo, ma è tutto dentro l’essere. È certamente una dichiarazione religiosa.

Ma l’Umanesimo da Dante a Vico, da Niccolò Tommaseo al D’Annunzio dell’estetica dell’Umanesimo è religioso ed ha una sua tradizione proprio nella classicità della tradizione di senso. Il mondo arabo ha espressioni in cui l’Umanesimo è il parlare al Dio dell’assoluto. La cultura tibetana ha il suo Umanesimo nell’elevazione dell’Illuminazione. Il mondo occidentale ha la sua espressione nella cristocentricità. Ma tutto questo pone una dichiarazione di fede. Essere fedeli a Dio e alla persona. L’incontro non può avvenire sulla uguaglianza o sulla distinzione dei mercati. Ma ponendo al centro il cuore, l’anima, il senso e l’orizzonte attraversando ciò che la ragione può trovare nella fede e la fede nella ragione. Questo significa che bisogna superare ogni scetticismo e ogni neoilluminismo.

L’Umanesimo è l’essenza dell’anima di Marsilio Ficino. Spesso si dimenticano le radici di una civiltà e dimenticandole si perdono le appartenenze, le identità e le eredità. L’Umanesimo ha il diritto di recuperare i “chiodi” fissi della tradizione tra l’Occidente e l’Oriente. Noi non siamo individui alla ricerca di un eros smarrito. Siamo persone che vivono cercando di non perdersi e costantemente viaggiano ritrovandosi per ascoltare e catturare le origini e il futuro delle stelle. Se Dante resta un punto fermo in quella sua filosofia di interagire tra le civiltà, oltre la “Commedia”, il tempo dei Mediterranei resta il tempo degli incontri. Ma al di là della storia ci sono i destini delle civiltà e ogni civiltà sepolta non riporta soltanto macerie. Scava nelle memorie.

Restituire alle memorie non il senso del ricordo, ma l’orizzonte di una nostalgia che vive proprio nello scavo dell’umanesimo. Se c’è un’Europa che possa superare le macerie della storia è quella dell’Umanesimo dell’incontro. Non si tratta di incontro condiviso. Piuttosto di civiltà includenti dentro il cuore del mondo.


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