IL FALLIMENTO DI LETTA ANCHE IL FALLIMENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Di Pierfranco Bruni (del 14/02/2014 @ 09:04:37, in Cultura, letto 1120 volte)

Cosa accade in una Nazione che si definisce democratica e con uno Stato di diritto come l’Italia? Viviamo realmente una crisi della politica o abbiamo completamente smantellato l’idea di una filosofia della politica che avrebbe dovuto portare ad una filosofia del diritto alla partecipazione democratica dello Stato?

È plateale che l’Italia non è un Paese di democrazia compartecipata o di democrazia parlamentare. Un Presidente della Repubblica, non eletto dal popolo sovrano (direbbero i rivoluzionari francesi) non può sostituirsi completamente alle decisioni dello stesso popolo, che dovrebbe, appunto, essere sovrano. Ci sono stati, nel corso di questi anni, alcuni episodi che hanno azzerato la democrazia in un sistema che prevede la partecipazione decisionale dell’elettorato. Dal governo Dini a quello Monti.

Il caso più eclatante è stato il conferimento dell’incarico a Presidente del Consiglio a Monti. Lì si è consumato un dialogo tra Stato democratico e Stato presidenziale.

 

 

 

Monti non era un parlamentare. Si dice un tecnico diventato immediatamente politico con la nomina a senatore a vita. Un ingranaggio che ha funzionato male soprattutto perché l’elettorato lo ha bocciato. Ma non ha bocciato solo Monti. Ha bocciato soprattutto il Presidente della Repubblica, che ha nominato Monti a senatore a vita e poi a Presidente del Consiglio. Un dato inconfutabile dal punto di vista direttamente politico.

Ora cosa sta accadendo? Premesso che l’unico politico Presidente del Consiglio eletto democraticamente dagli elettori è stato Silvio Berlusconi, in questa legislatura, ma è ormai fuori gioco per le questioni che il mondo conosce. Bersani è stato incapace di formare un Governo, eppure era l’oppositore di Berlusconi. Letta regge la fiammella fino al punto di farsela spegnere nel momento in cui il Pdl si spacca.

Il punto sta proprio qui. Come non si è fatto a capire che spaccandosi, il Pdl, il gruppetto del Nuovo Centro Destra non avrebbe potuto reggere all’impatto con l’armata del Pd e con la strategia tutta ben strutturata da Renzi. Ma Alfano in quale pianeta pensava di vivere? Ed è naturale che la politica ha ceduto il passo ad una strategia di potere che ha avuto l’avvallo dai consensi, che nel Pd si sono sbriciolati tra gli storici ex comunisti e i nuovi avanguardisti renziani. Renzi ha avuto la partita in mano e l’ha giocata con intelligenza.

Ma il problema grave, dal punto di vista, istituzionale non lo crea Renzi o le dimissioni di Letta. Il problema è il Presidente della Repubblica. Il quale ha riaccettato di fare il Presidente con un obiettivo politico ed istituzionale prendendosi addirittura i consensi sia delle sinistre che di Berlusconi. La cosa più semplice, dopo il fallimento del Governo Letta – Presidente della Repubblica, è quello che insieme a Letta dovrebbe dimettersi anche Napolitano.

Mi sembra una questione di una logicità armonica. Perché il fallimento di Letta è comunque il fallimento del Presidente della Repubblica. Se andiamo a rileggere le cronache politiche di mesi fa tutta la questione diventa di estrema chiarezza e amarezza.

 

 

 

Perché conferire l’incarico a Renzi? Domanda semplice e banale. Le elezioni da chi sono state vinte? Napolitano da chi è stato votato e perché? Renzi potrà fare il suo Governo, ma non ha una legittimità democratica condivisa dal popolo elettorale. Qui sta il punto. Renzi si è misurato all’interno del Pd, ma non con il popolo italiano. Non è un tecnico. Ha vinto nel suo partito, ma questo politicamente significa ben poco.

Siamo in una democrazia spezzata. Non dimezzata. Grandi responsabilità ricadono, comunque, su Napolitano. Non ci sono dubbi. Davanti ad un quadro del genere deve avere il coraggio di aprire una crisi governativa. Una crisi non al buio, ma alla luce del sole e mettere sul tappeto della politica idee progetti programmi e dialettica. L’altro aspetto riguarda la destra e Forza Italia. Qui si disputa il tutto per il futuro di Forza Italia. Cosa farà?

Non può più accettare compromessi o ulteriori attese dialoganti. Dove porsi come vera alternativa. È una sfida di natura politica e culturale. Vedremo cosa accadrà. Ma logica politica vorrebbe che con Letta si dimettesse anche il Presidente della Repubblica. Il fallimento dell’uno è il fallimento politico dell’altro.


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