Vincenzo D'Amuri detto l'Atlantico
Di Alessandra Greco (del 06/07/2007 @ 14:41:05, in Tradizioni, letto 6662 volte)

Detto l’”Atlantico”. Il suo nome è, infatti, legato alla trasvolata atlantica, passata alla storia come la Crociera del Decennale, compiuta nel luglio 1933 da 24 idrovolanti Savoia-Marchetti.

 

Vincenzo Santo D’Amuri nasce l’1 settembre 1908 da Oronzo Vito (di professione fornaio) [* si veda la nota a piè di pagina] e da Anna Teresa Perrino. Arruolatosi in aviazione con la specializzazione di motorista si segnalò per la sua capacità tanto da venire scelto per la crociera aerea, voluta dal Regime, per celebrare il primo decennale. L’impresa, che nelle cronache propagandistiche assume toni di vera apoteosi delle capacità tecnologiche e delle possibilità belliche delle forze armate italiane, fu voluta dallo stesso Benito Mussolini e condotta da una delle figure più emblematiche e popolari del Fascismo: il generale Italo Balbo, che nel 1929 era stato nominato ministro dell’Aeronautica.

 

La Crociera atlantica Roma-Chicago-Nuova York-Roma-si legge nel numero unico “ La Crociera aerea del 1° decennale”, stampato per l’occasione-con 24 idrovolanti supera tutte le precedenti italiane e supera qualsiasi altra impresa aerea finora compiuta nel mondo, per l’imponenza del numero di apparecchi, per le difficoltà da superare e per l’ampiezza del percorso che raggiunge per andata e ritorno circa la metà del giro del mondo. L’impresa di Balbo è entrata nel cielo dei più memorabili fasti della storia aeronautica mondiale e segna l’inizio di una nuova era per l’aviazione”.

 

I toni trionfalistici di questo articolo possono ben mostrare la rilevanza che l’impresa, ampiamente propagandata, ottenne in ambito nazionale e la gloria che fu tributata alla “centuria” dei trasvolatori, tra i quali c’era il primo aviere Vincenzo D’Amuri.

 

Questi faceva parte dell’equipaggio di uno dei tre idrovolanti (il I-Abbr) della sesta delle otto squadriglie di cui si componeva la squadra, al comando del cap. Renato Abbriata.

 

La squadra partì da Orbetello il 1° luglio 1933. il balzo atlantico da Reykyavik a Cartwright fu compiuto tra l’11 e il 12 luglio.

 

La centuria fu accolta, quindi, trionfalmente a Chicago, dove aveva luogo l’esposizione internazionale. L’eroica impresa rese popolare il giovane primo aviere che però solo tre anni dopo perse la vita in un tragico incidente aereo.

 

Ecco come il Corriere della sera del 4 giugno 1936 racconta il tragico episodio:

 

“Il giorno 17 maggio un apparecchio da bombardamento, durante una esercitazione di volo sperimentale sull’Appennino ligure, alla quota di 5.000 metri entrava in un vasto e tempestoso banco di nubi. L’equipaggio, dopo aver tentato con ogni sforzo di uscire dall’ammasso nuvoloso resistendo vigorosamente alla bufera, perdeva il controllo dell’apparecchio e si affidava al paracadute. Nel tentativo, due soli componenti l’equipaggio si salvarono: il tenente Vincenzo Cassandro e il sergente maggiore Celestino Perrilli. Il sergente Vincenzo D’Amuri, l’aviere Giuliano Palacchini e l’aviere Antonio Perrono sono deceduti”.

 

L’aereo precipitò in località Novello D’Alba.

 

Così il poeta Michele Ignazio D’Amuri, cugino dell’”Atlantico” Vincenzo, che i concittadini decorarono di medaglia d’oro e al quale venne intitolato lo stadio comunale, gli si rivolge in una poesia della raccolta “Po’ la notte è vvinuta”:


 
 

Tu, Vicinzinu, eroe vurtagghiese,

 
 

ccè pinzasti ddassusu?

 

Pinzavi allu paisu gluriusu,

 

mmusciànnu lu curaggiu ca ti tèse

 

cu lla vita e lla luce. Tu purtasti

 

‘ncapu allu Munnu Nuèvu,

 

‘nziem’all’amori, o cursupinu mia,

 

lu nomi caru t’li Vurtagghje tua.

 

 

 

 
 

Tu, Vincenzino, eroe grottagliese,

 

che pensasti lassù?

 

Tu pensavi al paese glorioso,

 

mostrando quel coraggio che ti dette

 

con la vita e la luce. Tu recasti

 

laggiù, nel Mondo Nuovo,

 

insieme con l’amor, cugino mio,

 

il nome caro di Grottaglie tua.


 

 

 

TRATTO DAL LIBRO: Grottaglie, uomini illusti, Silvano Trevisani.

 

* in data 26 dicembre 2011, abbiamo ricevuto la nota di precisazione di seguito integralmente riportata: "Spett/le Redazione,Le invio una precisazione riguardante l'Atlantico Vincenzo D'Amuri. La professione del padre non era quella di fornaio bensì quella di artigiano che nella sua bottega creava cesti in giunco, comunemente detto "Fiscularo". Testimonianza diretta dal sottoscritto Vincenzo D'Amuri figlio di Pietro Michele fratello dell'Atlantico.
Cordiali saluti
Vincenzo D'Amuri
socio dell'Associazione Trasvolatori Atlantici Roma
."


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