PRESUNZIONE E ARROGANZA NELLA NUOVA GIOVENTU'. E IL RISPETTO DOV' FINITO?
Di Cinzia Spagnulo (del 03/05/2010 @ 07:00:00, in Editoriali, letto 4435 volte)

Camminando per la città, intorno alle 8, 8:30 si scorgono in prossimità degli edifici scolastici, gruppi di donne che chiacchierano: sono le mamme di oggi, che, dopo aver accompagnato i loro figli a scuola, s’intrattengono a parlare del più e del meno.

 

I figli, invece, sono già in classe, pronti, o quasi, a cominciare un’altra giornata di scuola, un’altra giornata di studio o di “fare casino” come dicono alcuni. Si, perché i ragazzi di oggi, quelli dell’era di facebook sono così diversi da noi, classe di ultra trentenni. Allora a scuola si usavano le bacchette sulle mani se non avevi fatto i compiti o se ti eri comportato male, e quando andavi a casa con le manine rosse era meglio nasconderle per non rischiare il bis da parte dei genitori. No, oggi è diverso, oggi, guai a mettere un 3 ad un compito o peggio, una nota, perché ecco, pronta la mamma o il papà del momento che imputano all’insegnante di turno che è lui a non capire niente e poco importa se l’evidenza mostra il contrario; già, perché ormai siamo nell’era dei geni.

 

 

La maggior parte dei ragazzi di oggi si ritiene tale o lo fa ritenere tale chi gli sta vicino, persone che i geni non sanno neanche che aspetto hanno, perché si, loro non ne hanno mai conosciuti, non sanno come siano, o meglio, sono loro.

 

Ci si ritrova così con nostalgia a ripensare a quando noi, piccoli esseri normali, sedevamo sui banchi di scuola, noi che il pomeriggio lo passavamo a studiare, sui libri, perché si, noi non eravamo geni, noi eravamo puri esseri mortali, loro invece sanno tutto, non hanno bisogno dei libri, non hanno bisogno di studiare. Eppure, gli attuali ingegneri, architetti, insegnanti, dottori, ecc … sono dell’epoca di quegli ultra trentenni normali. E di loro, invece, dei nuovi geni, che ne sarà??? Come diceva Manzoni: “Ai posteri l’ardua sentenza …”.

 


Ma, nell’epoca in cui il  “tu” ha preso il posto del “lei” anche dove non doveva, i giovani sono tutti da insabbiare??
Naturalmente no!! E così, di contro, ti ritrovi in classi in cui si ha difficoltà a distinguere il diversamente abile dal normodotato, si, perché lui è lì, tra i compagni, perfettamente integrato, si sente come loro e vive come loro, la sua diversità si annulla perché loro sono così bravi da annullare le distanze e le diversità, pronti a tendere la loro mano verso chi ne ha bisogno: ecco l’altra faccia dei ragazzi di oggi. Dei giovani impegnati nel sociale, di quelli che, hanno ancora voglia d’imparare, di sapere, e che, internet lo usano per fare le ricerche, per approfondire la materia preferita, invece di passare i pomeriggi su facebook. Sono loro, i nuovi giovani, con tutte le loro diversità e disomogeneità, di coloro che non hanno voglia di fare niente e di coloro che fanno di più: proprio come eravamo noi.

 

 

Allora cosa è cambiato?? Tutto e niente. Sono cambiati i mezzi, sono cambiati i genitori, alcuni valori sono peggiorati ed altri migliorati ed è su questi che bisogna costruire il futuro, perché loro sono il nostro futuro e se non li correggiamo, non li educhiamo, non li motiviamo, non li gratifichiamo non sapranno più distinguere il bene dal male, il lecito dall’illecito, la giustizia dall’ingiustizia.


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