L'EDITORIALE: "VIABILITA', TRAFFICO E PARCHEGGI A GROTTAGLIE. QUANTE SONO LE COLPE DEI CITTADINI?"
Di Carlo Caprino (del 19/07/2011 @ 12:54:00, in Editoriali, letto 2107 volte)

In qualunque società che si definisca civile leggi e norme costituiscono l’insieme di regole che la maggioranza decide di rispettare, affidando alla autorità di vigilanza il diritto-dovere di sanzionare chi trasgredisce. Ovvio che se la proporzione si inverte ed è la maggioranza a non rispettare le regole, il “sistema” salta e la colpa non può certo addossarsi solo a chi ha il compito di sorvegliare, tanto che gli inglesi, popolo notoriamente pragmatico, affermano che “se un uomo si accende una sigaretta sotto il cartello “vietato fumare” gli fanno la multa, se cento uomini si accendono una sigaretta sotto il cartello “vietato fumare”, il cartello viene tolto”. In mezza giornata l’articolo in cui raccoglievamo alcune segnalazioni relative al malcostume degli automobilisti grottagliesi  ha avuto più di 400 visite e molte condivisioni sui social network, indice evidente di un problema che è sotto gli occhi di tutti; in alcuni commenti la responsabilità dei parcheggi selvaggi viene addossata sostanzialmente ai vigili urbani “che non fanno il loro dovere” ma questo modo di pensare appare abbastanza comodo e pilatesco; la responsabilità di un atto che infrange una regola condivisa è prima di tutto di chi compie l’atto, non certo di chi ovrebbe impedirglielo, altrimenti in caso di rapina, furto o aggressione non dovrebbe andare in galera il malvivente ma il poliziotto o il carabiniere che non ha fermato in tempo il malintenzionato, e di qui ad una società alla “Minority Report”, il passo è breve.

 

 

 

Per quanto antipatico possa essere ammetterlo, l’automobilista grottagliese (meridionale? italiano?) è non di rado maleducato e menefreghista, spesso non si rende neppure conto che per un sua egoistica comodità crea disagi e disservizi a molte persone. L’elenco delle “piccole storie ignobli” (per dirla alla Guccini) che punteggiano la città è quasi infinito: si va da chi lascia la macchina in divieto di sosta in zona piazza mercato per fare la spesa a chi quasi entra con tutta l’autovettura nell’esercizio commerciale, da chi parcheggia davanti passi carrabili a chi occupa gli scivoli per i disabili, da chi usa il claxon come un citofono per chiamare dalla strada chi è in casa a chi percorre le vie cittadine come se fosse in un circuito di Formula 1, da chi guida parlando al cellulare a chi lo fa tenendo un bambino in braccio, da chi pretende di parcheggiare nelle nchiosce del paese vecchio a chi si autonomina “padrone assoluto” del tratto di strada davanti casa occupandolo con sedie e fioriere.

 

 

 

E questo per limitarci agli automobilisti, ma l’elenco potrebbe continuare... c’è chi getta la spazzatura nei cassonetti in pieno giorno, fregandosene degli orari di conferimento, chi tiene trattori e mezzi di lavoro accesi per mezz’ora davanti casa o al bar per “scaldare il motore” alle quattro di mattina e chi invece permette ai figli di giocare a pallone usando una saracinesca metallica come porta nel primo pomeriggio (la famosa e quasi sacra “controra”) o di scorazzare liberi e veloci (e pericolosi) in bicicletta nelle piazze cittadine, chi innaffia piante e lava balconi facendo un gavettone al malcapitato che passa sotto, chi lava la macchina attaccando una canna alla fontana pubblica e chi libera la vescica nei vicoli un po’ più riservati del paese vecchio o nella piazza dietro la chiesa della Madonna delle Grazie.

 

 


L’elenco potrebbe continuare ancora, e diciamolo – se è vero che qualcuno è più colpevole di altri, ben pochi di noi sono completamente innocenti. Cosa fare per ottenere il rispetto delle regole? Davvero la “militarizzazione” del territorio è l’unica soluzione, oppure è il caso di farsi tutti un esame di coscienza e dirsi che dovremmo noi per primi fare quello che vorremmo facessero gli altri? Se la maggioranza di noi si impegna a rispettare le regole, si può dare vita ad un “circolo virtuoso” che in qualche modo influenza il comportamento altrui, si può consolidare un sentimento civile che stimola un rivolgimento copernicano per cui ciò che è pubblico è di tutti (e quindi anche mio e tuo e suo) e non “è di nessuno e quindi ce me ne futte a mmè?”.

 

 

 

Quando questo sentimento maturerà, quando ne saremo non solo consapevoli ma soprattutto orgogliosi saremo i primi a far notare all’incivile di turno che invece di buttare per strada il pacchetto di sigarette vuoto, il “gratta e vinci” sfortunato o il bicchiere vuoto può fare due passi e gettarlo in un cestino per i rifiuti, saremo consapevoli di esercitare un nostro diritto quando inviteremo chi porta un cane a passeggio a raccogliere gli escrementi del suo amico a quattro zampe (in città ci sono ancora i box che distribuivano i sacchetti appositi, tristemente abbandonati).

 

 


Sia chiaro, ci sono carenze strutturali e le abbiamo evidenziate più volte: manca un piano del traffico adeguato, i semafori sono in tilt, i parcheggi sono insufficienti ma questo non deve essere una scusa per non fare quel tanto-poco che ciascuno di noi può fare; continuiamo a vantare Ostuni, Martina Franca e Locorotondo, cittadine distanti poche decine di chilometri che accolgono centinaia di turisti ogni giorno perché sono pulite ed accoglienti... è perché c’è un vigile ad ogni angolo di strada oppure perché la maggior parte della popolazione ha capito che a rispettare le regole ci guadagna non solo il vivere civile ma anche il portafoglio?

 

 

 

Si è appena insediata una nuova Amministrazione Comunale ed un nuovo comandante dei Vigili Urbani, i primi segnali sembrano positivi ed incoraggianti, si comincia a parlare di viabilità alternativa e piste ciclabili, gli scolari vengono sensibilizzati al rispetto delle regole e nominati "vigili" con tanto di blocchetto delle multe, abbiamo colto una disponibilità sincera ad ascoltare i suggerimenti dei cittadini ed a collaborare per educare piuttosto che reprimere, ma bisogna che ciascuno di noi faccia la sua parte, senta l’orgoglio di far parte di una comunità civile e voglia impegnarsi per renderla sempre più “a misura d’uomo”, allora – e solo allora – il poliziotto, il carabiniere, il vigile urbano non sarà il “cattivo” che ti fa la multa, ma il tutore dei miei, tuoi, suoi diritti, dei diritti di tutti noi, il cui rispetto potremo esigere perché prima – soprattutto a noi stessi – potremo dire di aver fatto il nostro dovere.


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