IL MEDICO RISPONDE: I DATI REALI SULL' INCIDENZA DEI TUMORI POLMONARI NEL TARANTINO
Di Angelo Nacci (del 18/10/2012 @ 08:55:48, in Il Medico risponde, letto 2099 volte)

A seguito delle recenti vicissitudini di carattere giudiziario che vedono l' ILVA come causa principale di insorgenza di patologie di natura neoplastica ai danni della popolazione della città di Taranto e provincia, sono state pubblicate una miriade di dati di i ncidenza, prevalenza e mortalità che ben poco hanno a che fare con la realtà dei fatti.

Dati allarmanti che evidenziano una incidenza di neoplasia polmonare nella città dei due mari addirittura 10 volte più elevata rispetto al resto d' Italia. Mi pare opportuno a questo punto fare riferimento a quelli che sono i dati reali del fenomeno. Innanzitutto bisogna chiarire cosa sia l' incidenza. L' incidenza indica il numero di nuovi casi di una determinata patologia accorsi in un determinato periodo di tempo, in genere un anno.

Nel caso dei tumori polmonari sono il numero di nuove diagnosi ogni 100 mila abitanti in un anno. I dati in base alla stima del registro dei tumori di Taranto del 2006 indicano una incidenza nel sesso maschile pari a 65,3 casi ogni 100 mila abitanti nella provincia di Taranto contro i 69,1 dell' Italia Meridionale, i 73,5 della media nazionale e addirittura gli 83,4 della Provincia di Lecce. Nella provincia di Lecce pertanto si ammalano di tumore polmonare quasi 20 persone in più rispetto alla provincia di Taranto ogni 100 mila abitanti. Le stranezze però non terminano qui.

 

 

 

 

Se andiamo a valutare le incidenze in seno alla stessa provincia di Taranto vediamo che se è pur vero che a Taranto città l' incidenza sia leggermente più alta con 79,9 casi/100 mila contro i 57,9 di Grottaglie ed i 55,3 di Massafra è anche vero che risulta essere inferiore agli 81,3 di Manduria, sempre in riferimento alla popolazione maschile. Come si interpretano allora questi dati? Un aspetto che non bisogna assolutamente ignorare è l' abitudine al fumo che secondo numerosi studi è maggiore nella provincia di Lecce rispetto a quella di Taranto e maggiore nel comune di Manduria rispetto alla città di Taranto. Inoltre vengono chiamati in causa altri fattori eziologici come il radon prodotto dalla pietra leccese o il fatto che molti operai dell' ILVA provengono da Manduria.

Un dato comunque certo è che un significativo aumento di incidenza si ha nel quartiere Tamburi di Taranto, zona che si trova troppo vicina allo stabilimento siderurgico. Questo quartiere è sottoposto a concentrazioni di inquinanti maggiori rispetto al resto della città. Stesso discorso vale per Statte che si trova esposta al vento che trasporta sostanze inquinanti dall' ILVA. Taranto e Statte fanno parte del Gruppo più ad alto rischio per la loro vicinanza all' ILVA. Il Gruppo 2 con un rischio lievemente inferiore è costituito dai comuni di Carosino, Crispiano, Faggiano, Leporano, Massafra, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Palagiano, Pulsano, Roccaforzata e San Giorgio Jonico, in quanto compresi in un raggio di 10-20 km. Il Gruppo 3 (20-30 km) comprende la nostra Grottaglie, Lizzano, Mottola e Palagianello. Infine il Gruppo 4 i restanti comuni della provincia.

 

 

 

La maggiore mortalità per tumore polmonare nel leccese è correlata con un aumento di mortalità per altre neoplasie correlate al fumo di sigaretta. Questa correlazione non è però valida per la città di Taranto dove l' aumentata mortalità per tumore polmonare è solo in parte dovuta all'abitudine al fumo. La causa è infatti da addebitare all' inquinamento ambientale che per Taranto non significa solo ILVA. L' inquinamento ambientale di Taranto ha inizio nel lontano 1890 con l' insediamento dell' Arsenale Militare, seguito a cinque anni di distanza (1895) da quello dei cantieri navali.

Nel 1960 si registrò l' insediamento dello stabilimento Italsider del Gruppo IRI che nel 1994 divenne ILVA. Nel 1962 fu la volta della Cementir e nel 1963 della raffineria ENI. A tale proposito vorrei spendere due parole sull' incidenza del mesotelioma che è un tumore maligno della pleura e che è una malattia professionale cioè si manifesta in determinate persone che sono state esposte per anni a particolari agenti tossici come l' asbesto. Il mesotelioma per svilupparsi ha un tempo di latenza medio di 46 anni. Cioè noi oggi vediamo gli effetti di ciò che è iniziato 46 anni fa.

Il picco di incidenza del mesotelioma si avrà tra circa 5 anni per poi decrescere in seguito alle misure preventive di sicurezza prese nei confronti dell' asbesto (amianto). I casi di mesotelioma a Taranto erano già numerosi negli anni '80-'90 e se consideriamo che l' Italsider si è insediato nel '60 capiamo bene che la causa non è tutta da far ricadere sullo stabilimento siderurgico. Taranto è sicuramente un' area ad elevato rischio di crisi ambientale che necessita di un piano di disinquinamento e considerando che in città vi sono ben 28 aziende in grado di produrre sostanze tossiche per la salute che arrivano a 95 se si considera l' intera provincia non si può certo ritenere responsabile solo una di esse ordinandone drasticamente la chiusura con gravi ripercussioni non solo economiche ma anche sociali su una popolazione che di alternative dal punto di vista lavorativo ne avrebbe davvero poche.


Gir: 24 ore su 24, 365 giorni all'anno, dalla Citta' di Grottaglie